Michele Profeta fu un serial killer dalla complessa classificazione: edonista per guadagno permeato da tratti missionari ma vendutosi per visionario. Stratega del crimine, organizzato e risoluto, pose scomposti tasselli d’ego intarsiando l’affilato mosaico dalla foggia disfatta d’un mito morente.

“Serial killer delle carte da gioco”, aggredì lo Stato con messaggi e minacce, ricatti e rebus artefatti; soprannominato “il professore” per mitezza, indifferenza ed aspetto distinto, fu un seriale tra i temibili, la cui carriera criminale fu tanto velocemente quanto abilmente interrotta da chi cercò di mettere in scacco.

Michele Profeta
Michele Profeta
Profeta al poligono di tiro
Profeta al poligono di tiro

Una vita normale

Palermo, 30 ottobre 1947. Profeta nacque da un’ordinaria famiglia medio borghese: madre casalinga, padre dirigente dell’azienda del gas, secondo di due figli. Ilari infanzia e adolescenza, furono unicamente inficiate dal maggior prestigio riservato al fratello maggiore, l’eterno migliore. Fatalmente, difetto d’attenzioni e accoglimento fiaccarono la stima e autorità di Michele, giovane spesso sottomesso alla potestà della madre controllante e interferente. Famiglia a modo i Profeta, palermitani intessuti della cultura sociale, dispensati da “camurrie“, maldicenze o problemi economici: sana giovinezza fatta di ordinari intralci riscontrabile talvolta solo nei seriali organizzati.

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Quel ruolo secondario stette addosso a Michele che crebbe ingordo, desideroso di attenzioni: tanto la veste di comparsa lui riservata ne rose l’autostima ch’esso cercò plausi e conferme, voci ed amori, laudi e vizi. Vincente, il diploma di maturità classica ne fece un ometto, l’iscrizione a giurisprudenza un ambizioso.

Michele ed Adriana, prima moglie
Michele ed Adriana, prima moglie

Innamorato di Concetta, Michele sposò Adriana perché imposta dalla madre. Un matrimonio instabile, forzato da cui nacquero due figli di cui Profeta perse le tracce una volta arrivata la separazione. Nonostante rotture, alimenti, la perdita di ogni legame coi ragazzi, il ventitreenne si strinse all’amore perduto facendone una nuova moglie e colse l’attimo: divenne agente immobiliare acquisendo reputazione e stabilità economica.

Con Concetta
Con Concetta
Assieme ai figli
Assieme ai figli

Parsi giunto l’equinozio per Profeta: festa, rito pagano di passaggio alla fecondità, all’amore, alla comunione. Concetta dette lui altri due figli, il successo nel lavoro permise l’indipendenza con la sua agenzia immobiliare. Crebbero i guadagni, aumentarono le spese: stile di vita e pretese imposero una Fulvia coupé, moto, abiti costosi, feste e bisbocce.

La Fulvia appartenuta a Profeta
La Fulvia appartenuta a Profeta
Ad una festa con amici
Ad una festa con amici

Sabbie mobili  

Facili tentazioni, sabbie mobili per ingordi e sprovveduti attesero l’uomo bordato di pizzo: prima il casinò poi le scommesse. Assegni a vuoto, una denuncia per truffa da una agenzia di tassisti: tassisti e immobiliari. Profeta slittò giù, scivolando senza appigli sempre più in basso, nel fallimento.

Tentò la ripresa come rappresentate di una agenzia di preziosi, poi aprì un ufficio come promotore finanziario: un orrido di trovate e scappatoie scolpite su rocce ormai decrepite. Espedienti tribolanti, tremolanti come avere una relazione con Antonia, la sua segretaria. Tentativi tentennanti finirono in malora e allora, al verde, strinse il cappio degli usurai: fuggì ai creditori e alle costole spaccate nascondendosi in Veneto, nel 1996. Ingordo di cupidigia, repulso al fallimento, trattenne gli unici tesori, ciò che ancora lo mantenne a galla.

Due famiglie

Famiglia e amante, una da una parte, l’altra dall’altra: durante la settimana visse a Mestre con Antonia lavorando a Padova in una finanziaria mentre nei fine settimana tornò da Concetta ad Adria (RO). Due case, due donne che nulla seppero l’una dell’altra, due figli, pochi soldi e ancora fallimenti: finì a distribuire volantini. Il 12 gennaio trovò però una soluzione: ricattare lo Stato.  

Il testo della prima lettera spedita alla Questura
Il testo della prima lettera spedita alla Questura

Il gioco del narciso

11 gennaio 2001, sul tavolo del Questore di Milano poggia una lettera:

“Questore questo è un ricatto, vogliamo 12 miliardi altrimenti uccideremo delle persone a caso in ogni città. Sarà un bagno di sangue. Continueremo finché non pubblicherete sul Corriere della Sera questa inserzione:< Offresi tornitore specializzato, 12 anni di esperienza> e un numero di cellulare entro il 15-01-01. Se non ubbidirete, dopo le prime uccisioni manderemo copia a tv e giornali.”

Il messaggio è scritto a normografo, privo di firma. L’inserzione è pubblicata a partire dal 15 gennaio, ininterrottamente fino al 27 gennaio inserendo un numero di cellulare fornito dalla Questura cui l’assassino può fare riferimento.

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Profeta è un uomo di mezza età, mite e riservato, passerebbe tranquillamente inosservato. All’età di 53 anni comincia ad uccidere: a Padova, Pierpaolo Lissandron, 38 anni, viene assassinato nel suo taxi. La sera del 29 gennaio in via Malaman, vicino Prato della valle.

Pierpaolo Lissandron
Pierpaolo Lissandron

L’Omicidio di Pierpaolo Lissandron

L’auto procede pigramente; la luce “taxi” splende e attrae stanchi e brilli che soli non vogliono raggiungere casa. Solleva il braccio; l’ombra ne descrive una sagoma imponente e solitaria, accosta alle auto parcheggiate. Solo due dita spiccano dalla mano avvolta nel guanto e il richiamo è chiaro, il motore rallenta. “Pisa 14”, il logo adeso alla fiancata, vistoso e facilmente riconoscibile, attende il passeggiero e la sua destinazione: via Malaman; un tragitto breve cui segue una sosta, l’attesa e il colpo muto, assordato dal chiuso dell’abitacolo, sparito nei rumori di sottofondo. L’assassino apre la portiera e lentamente si dilegua lasciando il guidatore, Pierpaolo Lissandron, ancora vivo.  

“Che cosa ho provato? Nulla, avevo assolto al mio compito come mi era stato comandato. Adesso tutto si era compiuto, non avrei più dovuto temere niente. Tutto era compiuto….Uscivo dall’ufficio, era presto. Decisi di fare quattro passi, così decisi di arrivare fino alla stazione. A quel punto ero stanco per tornare indietro e decisi di predere un taxi, Pisa 14. Era già buio, erano circa le 20: è stata l’ora in cui ho sentito la voce, non me lo aspettavo ma ho ubbidito ugualmente. L’ho fatto fermare in via Malaman, ricordo. Poi ho aspettato qualche istante finchè la voce amica non si è fatta risentire dicendomi che quella era la vittima sacrificale per il Dio del bene. Disse che dovevo colpire quell’uomo alla testa, per evitargli di soffrire. Ho ubbidito, facendo fuoco”.

Passa un uomo, una donna e qualcuno si ferma. Lissandron è accasciato al volante, nel chiuso dell’auto con la portiera chiusa. Un malore, forse; la Polizia giunge in fretta, intercetta un’autoambulanza. Il tentativo di rianimazione cerca di strappare qualche minuto a quella vita che lieve sta sparendo. Accelera, frena mentre il motore urla, il cuore smette di battere e la corsa in ospedale si fa vana. L’uomo non è ucciso per caso, non è vittima di un malore, è un omicidio atipico.

Immagini del ritrovamento
Immagini del ritrovamento

Un omicidio atipico

Immediata, la percezione della squadra mobile si concentra sul colpo a bruciapelo cagionato da una pallottola scamiciata, nuda, svestita del metallo. Molte le tracce di sangue sui sedili schizzati dal proiettile che lacera tessuti e carni. Denaro e preziosi sono rinvenuti al loro posto: quella di via Malaman è certamente una esecuzione.

“Era una voce calma e carezzevole, ho alzato gli occhi, ho guardato in giro ma non ho visto nessuno”.

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Una voce. Il Dio del bene suggerisce all’assassino di uccidere.

La vittima senza voce

Primi giorni di gennaio. Una voce, da una cabina telefonica, contatta Leonardo Carraro: l’agente immobiliare ascolta la richiesta del Sig. Pertini che reclama un appuntamento. Mani guantate e bavero alzato, il Pertini si presenta imperturbabile in quel gelido gennaio. Stringe la mano al Carraro ma non toglie i guanti, osserva l’appartamento ma non vuole alzare le tapparelle. Qualcosa che al Carraro non piace. Poi un secondo appuntamento e un terzo il sabato mattina: questa volta l’immobiliarista si presenta con un amico perché ha paura.

“Dietro indicazione della voce amica mi misi in contatto con quello dell’immobiliare, ma quando si presentò all’appuntamento e quelli successivi la voce non si presentò.

Leonardo Carraro
Leonardo Carraro

Padova 1

1 febbraio 2001: Questura di Milano. Nuovamente, perviene una lettera sul tavolo del Questore. Scritta a normografo, ricorda drammaticamente quella del mese precedente.

“Continueremo finchè non pubblicherete sul Corriere della Sera questa inserzione: Offresi tornitore specializzato, 12 anni di esperienza”

Conclude un numero di cellulare. Firmato, Padova 1.

La lettere è stata scritta il 30 gennaio, 24 ore dopo l’omicidio Lissandron. Platealmente la firma odora di rivendicazione e ricalca la scritta sul taxi rimarcando una eccezione: 14 la vittima, l’uno il killer. Il primo, l’essere superiore. 

La rivendicazione dell'omicidio Lissandron
La rivendicazione dell’omicidio Lissandron

I numerosi dettagli delineano evidenti peculiarità: l’assassino comunica, apre un canale. Pretende un numero di cellulare lui dedicato, minaccia, rivendica in stile Ludwig ma soprattutto porta a termine quanto promesso; articola enigmi e minaccia un prosieguo. Il Questore fa pubblicare nuovamente l’annuncio, identico a quello pervenuto l’11 gennaio, come richiesto dall’assassino.

Walter Boscolo
Walter Boscolo

L’omicidio di Walter Boscolo

Fruscia freddo, il vento di febbraio. Il bavero sollevato, una mano di pelle nera poggia alla gola colpita dal soffiare gelido. Il rifugio è il bar, un caffè caldo o forse una stretta cabina telefonica. Si mescolano sirene e odore di fenolo, provengono dell’ospedale di Noventa Vicentina. Spinte le ante Sip, esse rimbalzano alle spalle dell’uomo che chiama con scheda prepagata e fissa un appuntamento per due giorni dopo a nome Pertini. 

“Mandate subito degli agenti a Pontecorvo, in via San Francesco 173, interno 4 abbiamo appena trovato il corpo di un uomo assassinato in un appartamento”

 Domenica 11 febbraio. Raffaella cerca Walter, ormai preoccupata chiama chiunque possa averlo visto perchè non sa dove sia, il fidanzato non risponde da un pezzo: tante ore, forse qualcosa di brutto. La donna cerca, telefona, parla e rintraccia il luogo dell’ultimo appuntamento: via San Francesco.

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Preme invio e sente il cellulare squillare sordo. Walter probabilmente è lì dentro ma l’appartamento è chiuso e servono i vigili del fuoco. 38 anni, agenzia immobiliare gregoriana, Walter Boscolo giace esanime sul pavimento, tre spari alla nuca.

Il cadavere di Walter Boscolo
Il cadavere di Walter Boscolo

L’enigma dell’assassino

Persiane serrate, poca luce filtra tra le barre in plastica appena distanziate. Prono, il corpo spacca i sensi appena varcata la soglia, visibile in fondo al corridoio. Dista un paio di metri dal tavolino rotondo stile impero: un paio di carte, un re di quadri e un re di cuori su di esso e una busta chiusa, con nulla scritto. Pezzi, vignette d’un rebus messo là dall’assassino: la busta, una volta aperta, reca un messaggio scritto a normografo.

Il messaggio scritto a normografo contenuto nella busta lasciata di fianco al cadavere di Boscolo
Il messaggio scritto a normografo contenuto nella busta lasciata di fianco al cadavere di Boscolo

“Anche questa non è una rapina, contattate il Questore di Milano.”

L’agenda del Boscolo conserva la soluzione; alle 12,30 di sabato 10 febbraio incontrò il col Sig. Pertini proprio in quel luogo.

Paolo Luca, magistrato incaricato di seguire il caso, valica il confine d’uno spazio scenico, una scenografia o l’istantanea d’un delitto. Spurga il crisma, trasuda il rito, emana un liturgico atto ritratto da un affresco irrorato di comparse e dettegli. L’assente sovrasta la scena. Vedette, étoile o Messia è l’assassino: punta su esso il tondo occhio di bue, la luce dal rosone. Appare con personalità trascendente dando prove d’ingegno.

“Quando sono andato all’appuntamento con il secondo ragazzo dell’immobiliare ero tranquillo, non dovevo fare altro che attendere le informazioni. Infatti la voce amica me lo disse che era lui, infatti lo ho immolato”.

Assenti schizzi, tracce di colluttazione e nuovamente denaro e preziosi sono al loro posto. Due omicidi in due settimane e si sospetta un terzo, il 24 ottobre del 2000. Tre mesi prima, Furio Dubrini, netturbino. Una pista che si rivelerà di tutt’altra origine.

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La vittimologia parla di uomini tra i 35 e 40 anni, soli, incensurati, colpiti alle spalle. Un’esecuzione silenziosa di cui nessuno è testimone: un soggetto inosservato e insospettabile, tanto risoluto da orchestrare lucidamente un puzzle assassino e cancellare ogni traccia. Forte l’aspetto simbolico, determinate l’ambito comunicativo.

Vista dal corridoio verso la stanza in cui avvenne l'omicidio
Vista dal corridoio verso la stanza in cui avvenne l’omicidio
Le forze dell'ordine trasportano il cadavere del defunto fuori dall'appartamento
Le forze dell’ordine trasportano il cadavere del defunto fuori dall’appartamento

Messaggi con Massimo Picozzi

15 febbraio 2001– E’ Carmine Gallo, ispettore di polizia di Padova, a contattare il Dott. Massimo Picozzi consegnando lui scritti e materiale probatorio. Lo psichiatra rileva tratti narcisisti e paranoici e delinea un primo profilo; ad egli è consegnato il cellulare contattato dall’assassino poche ore prima. Solo verso sera, lo psichiatra riceverà alcuni sms dell’omicida per circa due ore.

Indagini e cattura

Visionata l’agenda, emergono nome dell’interessato e dettagli dell’appuntamento; la chiamata all’agenzia proviene da una cabina telefonica situata nei pressi dell’ospedale di Noventa Vicentina, saldata con scheda prepagata. Spuntano chiamate a diverse agenzie immobiliari e una lunga conversazione con un’anziana signora di Palermo il cui figlio risiede in Veneto.

Arduo trovare l’utente, l’attività investigativa si concentra su un uomo che vive in Veneto da due anni, difficilmente rintracciabile. Si sposta spesso, ha diversi recapiti e non ha un lavoro fisso. Qualcuno però lo ricorda e può riconoscerlo: il Carraro riconosce infatti Sig. Pertini e il 16 febbraio, attorno alle 18,30 finisce in manette all’uscita dal lavoro vicino a via Malaman. Il sospettato si chiama Michele Profeta.


L’uomo dei rebus

Taciturno, Profeta nega tutto: mite e colto, è un uomo di mezza età che ha due famiglie, due donne e nessuno sapeva dell’altra.  Immediatamente sottoposta a perquisizione, l’auto rigurgita materiale probatorio. Un normografo, buste usate, bossoli e infine un re di fiori nella sua agenda. I ferri del mestiere.

Profeta durante una testimonianza
Profeta durante una testimonianza

Il processo

Profeta è inchiodato al banco degli imputati. Testimonianze, prove balistiche, tutto riconduce ad un unico enigmatico autore che, tanto vanaglorioso da ritenersi imprendibile, soffoca sotto un’orgia di prove da lui stesso imbastita. Come tanti prima di lui, nasconde la colpevolezza con puerili e prevedibili scuse, depistaggi, mistiche voci, sfruttando infine le testimonianze di moglie e amante.

Concetta “Lui non ha ucciso. Non ha un animo cattivo, in 37 anni mai uno schiaffo ai figli o un gesto violento. Mai”. Antonella “non riesco ad immaginare il Michele che conosco io con una pistola in mano”.

La moglie Concetta durante una intervista
La moglie Concetta durante una intervista
L'amante e segretaria Antonella
L’amante e segretaria Antonella

Tanti gli avvocati ricusati; tante le menzogne a sua discolpa: nonostante i rilievi balistici inchiodino l’arma dell’imputato, sostiene di averla trovata in un baule e di appartenere al nonno.  Il normografo sarebbe stato usato per messaggi pubblicitari. Tutte coincidenze: a suo dire il serial killer sarebbe ancora in giro.

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Tante perizie e tante consulenze. Il dott. Massimo Picozzi è perito del tribunale, il dott. Vittorino Andreoli consulente della difesa. Proprio a quest’ultimo Profeta confessa i suio crimini, ammette di aver ucciso onde ritrattare di fronte a Picozzi.

“Non l’ho mai detto, saranno state le interpretazioni del professore”.

In Profeta pare si verifichi una scissione della coscienza, la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra.

Profeta a processo
Profeta a processo

Profeta confessa

8 maggio 2002: ormai inutilmente arroccato sulle proprie fumose convinzioni, Profeta conferma quanto rilasciato ad Andreoli e confessa e il 7 maggio 2004 la Cassazione condanna a due ergastoli per entrambi gli omicidi.

“Negli ultimi giorni di novembre del 2001, mi è capitata una cosa strana. Mi trovavo a Marghera, nei pressi di un viale, mi accingevo a compilare alcune schede sui calcoli delle probabilità, quando tutto ad un tratto mi sentii chiamare per nome: Michele, Michele. Era una voce calma e carezzevole. Ho alzato gli occhi, ho posato tutto di scatto ma non ho visto nessuno. Poi capii, era la voce della mia madrina. Ho seguito le istruzioni della voce amica sia sul taxi, sia con il ragazzo dell’immobiliare, ancora non m i ero reso conto che ero caduto nella mani del maligno”.

Il professore davanti alla cattedra

Recluso nel carcere di Voghera, l’ergastolano scelse la via della cultura. Proprio in onore del soprannome attribuitogli, “Il professore” decise di iscriversi alla facoltà de lettere e filosofia. Tenne il primo esame il 16 luglio 2004, presso il carcere di San Vittore: storia della filosofia. Un momento di confusione, un malore e un rantolo fino al manifestarsi di un fatale infarto. Morì così, su una sedia, il serial killer delle carte da gioco.

Il reo stringe la mano al suo consulente, professor Andreoli
Il reo stringe la mano al suo consulente, professor Andreoli

Analisi criminologica

Una repentina analisi può condurre a ritenere Michele Profeta un il serial killer organizzato tipologia visionaria o edonista per guadagno. Numerose le peculiarità del soggetto a sostegno dell’una, dell’altra ipotesi o di una terza: è mia premura fornire un apporto quanto più lucido ed orientato ad un caso decisamente articolato.

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Rapportando l’agito dell’assassino alla prospettiva di ciclicità del comportamento seriale, la fase di puntamento (seconda fase nel ciclo) traduce pensieri ed elucubrazioni in atto. Durante gli stadi iniziali Profeta individua il nemico nello Stato, identificandolo nella “persona” della Questura di Milano. Aprì quindi una connessione inviando lettera e ponendo richieste.

Edonista per guadagno?

Il denaro mosse l’uomo, dono promesso da divine infestazioni: un Dio per il bene e uno per il male. Reclamarono a sé oboli sacrificali elargendo coccole di compiacimento, avocando mestizia e fallimento. Moderna o antica volontà superiore, tinta d’idolatria pre-cristiana, ad uopo manifestatasi proprio per appagare le impellenze dell’assassino: divinità simili a figure tipiche di religioni politeiste ma quasi problem solver, broker o consulenti finanziari della mala.

Rivela considerare l’inaccettabilità della richiesta economica posta allo Stato, cifra esorbitante e totalmente irraggiungibile: schiocca come un flash scattato per ottenere attenzione, luce nel buio .

Il ricco stolto-Rembrandt
Il ricco stolto-Rembrandt

Dalla penna alla spada

Recepito il disinteresse della Questura canaglia, Profeta passò alle vie di fatto: due aride, calcolate esecuzioni strabordanti di tanto inusitati quanto distintivi particolari. Tracce di sangue, impronte, DNA, tessuti, peli o capelli cedettero il posto a lettere, carte da gioco, messaggi e richieste: ignaro della tela probatoria da lui stesso tessuta, rimase incollato nelle trame del pressapochismo perché dedito ad apparire sagace divo avvolto in piume rosa.

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Lucidità e volontà capitolarono inconsapevoli perchè subdolamente sabotate da indomabile narcisismo cosicché se lo zelo ad alcuni dettagli fu estremo, per altri fu nullo. Strategicamente, l’interloquì con Questura di Milano agendo da una regione limitrofa decentrando il nucleo operativo dalle scene del crimine: che tale scelta rispondesse ad una maggiore visibilità assicurata dalla metropoli lombarda non è da escludere. Che fosse il nemico più degno? Quello più in vista? Probabile.

Il cadavere di Walter Boscolo
Il cadavere di Walter Boscolo

Denaro sinonimo di onnipotenza controllo

Apparentemente dominante, il ruolo del denaro funse da sinonimo di onnipotenza e controllo. Quanto economicamente preteso escluse reali necessità rispecchiando invece l’urgenza dell’ardore soffocato, iroso e scontento.

Quanto finora rilevato contraddirebbe la tesi edonista per guadagno: completamente assente il piacere ricercato nell’atto stesso, il contatto con il corpo o il sangue (come riscontrabile nella Cianciulli) o pratiche sadiche. L’edonismo, il piacere appare un atto mentale perseguito attraverso messaggi, codici e parole: Profeta gode della posizione di superiorità ipotizzata piuttosto che dello stesso atto.

Edonista, visionario o missionario?

A favore della tematica visionaria, le voci udite dall’assassino varrebbero come prova a sostegno. Assenti patologie psichiatriche, precedenti in famiglia, precedenti diagnosi di disturbi mentali, le voci appaiono come una montatura. Una volontà ipocrita che sciorina pretesti all’uopo al fine di agire senza incorrere in rimorsi di coscienza. Non voci bensì comandi, Profeta autodeterminantisi in onore di situazioni contingenti.

Il profeta Daniele-autore sconosciuto
Il profeta Daniele-autore sconosciuto

La terza ipotesi

Come classificarlo quindi? La vittimologia condurrebbe alla categoria missionaria, sebbene in assenza di motivazioni politiche, razziali, religiose o etniche: taxisti e agenti immobiliari, figure del suo passato. Profeta agisce come visionario ponendo finalità edoniste e seguendo una vittimologia non casuale: il “disbrigo” dell’atto parimenti sosterrebbe l’alternativa missionaria: esecuzioni (parimenti a Ferdinand Gamper) da distanza ravvicinata.

Tenterei l’ipotesi di una proiezione di se stesso sui bersagli selezionati: essi ritrarrebbero il fallimento, quelle cadute cui carnefice attribuisce responsabilità, divenendone vittima come i soggetti individuati, vittime appunto di una volontà superiore di cui lui s’erge a “Profeta”.

Un marasma di ipotesi e congetture difficilmente districabili a causa d’inarrivabili, postume valutazioni che sfaccettano l’uomo in un pout pourri estremamente variegato.

Certi, i tratti narcisisti. L’assassino deve necessariamente uscirne vincente: l’attende il baratro da cui tentò grottescamente di uscire mediante esecuzioni da santone e mosse alla mago Gabriel . Mosse soffocato d’invidia e indolenza supplicando un nemico, una crociata isterica e istrionica che ne faccia un vincente. Come Annibale stanco tentò ancora Roma, Profeta ingaggiò Stato, tassisti e agenti immobiliari. Riconquista, stima, denaro.

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Edonista per guadagno con tratti missionari sono le tipologie che maggiormente rivedo in lui, trame visionarie sorte alla bisogna.

Il celebre Mago Gabriel, personaggio scoperto dalla Gialappa's band negli anni '90
Il celebre Mago Gabriel, personaggio scoperto dalla Gialappa’s band negli anni ’90

Voci e dei

Profeta fu un individuo irresponsabile dichiaratosi vittima prima del sistema poi del soprannaturale. Preda d’ignavia e tranelli, affidò empietà e malevolenza a cause esterne e come soggiogato dal suadente afflato del maligno, traslucida vita e morte da Pan incantato. Produsse archetipi d’un tempo antico, il Dio del bene e quello del male cui affidare l’immorale e ferito essere che in lui chiese aiuto.

“Perché non mettere la strizza a quello stato che con le sue leggi ingiuste e i suoi abusi mi aveva tanto osteggiato, a me che ho sempre combattuto le ingiustizie, che avrei tanto voluto essere un John Wayne, a me che sono sempre stato tradito e mai compreso, capisci? Allora ho preso l’occasione e ho scritto quelle lettere e la strizza se la sono presa eccome.”

Divinità pagane prese in prestito che esigettero un olocausto, un sacrificio ciascuno. Decima dannata, dazio irrinunciabile per strapparlo dalla rovina economica. Creazione umana, quegli dei che d’umano ebbero tutto.

Gli angeli del bene e del male-William Blake
Gli angeli del bene e del male-William Blake

La psichiatria individua nelle voci un sinonimo di schizofrenia. Uno scenario in realtà è comune a tutti noi: voci interne suggeriscono azioni, reazioni, pentimento, violenza ma nel caso della schizofrenia, esse paiono giungere dall’esterno. E’ concreta, una allucinazione uditiva che quindi deve avere corporeità e sentirsi all’esterno (maschile o femminile): ciò di cui parlano i criminali è una spinta interna ad agire che definiscono spesso irrefrenabile ma non è una allucinazione ma una metafora.

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“E’ come se fossi stato preda del male, di una entità che si era imposta e guidava il mio corpo e le mie azioni. I miei pensieri procedevano senza la mia partecipazione, come se qualcosa scorresse su di me”.

Caravaggio - Dipinto di Narciso
Caravaggio – Dipinto di Narciso

Simbolismo e ritualismo

Le geometrie del normografo, numeri, carte da gioco con semi e immagini: Profeta delinea una composizione astratta che trasmette ingegno e coinvolge l’osservatore. Ritorna ed evolve, l’aspetto rituale fu prima tratteggiato da una enigmatica assenza totalizzante e poi esternato attraverso simboli e suggerimenti. L’assassino attirò, tentò di trascinare il “nemico” o l’antagonista sul proprio terreno di gioco tenendo banco e dirigendo i giochi: uomini di età attorno ai 40 anni provenienti da ambiti a lui conosciuti. Gestì gli incontri, scelse i luoghi degli appuntamenti; colpì in una centro conosciuto approfonditamente ma spostandosi continuamente. Ciò che toccò, adoperò, sfruttò nei delitti Lissandron e Boscolo, così come durante gli incontri con Carraro, ne appartennero al vissuto: Profeta, nonostante poco se ne parli, perse parte del denaro accumulato al gioco e se molti disperati tentarono la sorte con fattucchiere alla Wanna Marchi, lui optò per divinità fai da te.

Simbologia-Alfonso Erra
Simbologia-Alfonso Erra

Il 12

Il 12: 12 gennaio, 12 i miliardi, 12 gli anni di esperienza del tornitore specializzato, 12 i giorni tra gli omicidi. Un rebus, la cabala o più probabilmente il numero fortunato al casinò. La numerologia lo interpreta come simbolo di trasformazione radicale e momento di passaggio dalla pubertà all’età adulta. Foriero di difficoltà insite ma necessarie, ostacoli ed enigmi da risolvere: che fosse questa la chiave di lettura per un serial killer tanto composito? Plurime interpretazioni del numero 12 devono portare ad una necessaria riflessione; indica infatti la perfezione e ricorre costantemente nella simbologia. 12 i mesi dell’anno, 12 i segni zodiacali; indica la totalità umana: 12 le vertebre toraciche, 12 le paia di costole, 12 i nervi cranici solo per elencarne alcuni. E ancora 12 gli dei dell’Olimpo, 12 i cavalieri alla tavola rotonda, 12 le fatiche di Ercole.

Riportando quando rivelato all’aspetto meramente pratico, ciò è funzionale all’insicurezza dell’assassino. Numeri, carte, segni e simboli, Profeta cerca sicurezza nel soprannaturale.

Conclusione

Impossibile conoscere appieno il movente perchè la morte ne ha impossibilitato future dichiarazioni. Una persona con problemi di umore, ossessionato dall’immagine idealizzata e grandiosa sgretolata da scelte sbagliate, fallimenti. Tra le ultime dichiarazioni rilasciate durante i procedimenti giudiziari sottolinea di non poter pensare al proprio futuro, di agitarsi e dare in escandescenza nel caso si soffermi a farlo.

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Una vita di delusioni, di cambiamenti, frustrazioni che sfociano nel ricatto, omicidio e menzogna: “paziente lucido, orientato, collaborante. Atteggiamento disponibile ed ossequioso. Stato depressivo, qualche episodio d’ansia”.

Dott. Mattia Curti, criminologo

Suggerimenti di lettura in merito all’articolo su Michele profeta

Se ti è piaciuto questo articolo su Michele Profeta e desideri continuare a esplorare questo oscuro universo, non perderti i miei articoli della rubrica “Ritratti Seriali“, che svelano i segreti e le gesta di individui come “Pierluigi Corio, il serial killer che uccideva gli amici”: Conosciuto come il “Fregoli di Bergamo“, Corio era un serial killer edonista che terrorizzava uccidendo i suoi stessi amici. Scopri i misteri e i dettagli di questo caso che ha lasciato molti interrogativi irrisolti. Un altro degno di nota è ovviamente “Maurizio Minghella, il serial killer delle prostitute“: un serial killer sadico e disorganizzato, Minghella ha commesso omicidi brutali su otto vittime femminili nel corso di oltre due decenni. Scopri la storia di terrore e orrore dietro questo individuo disturbato.

Oppure esplora le storie avvincenti e misteriose dei “Delitti di Provincia“, ti guiderò attraverso casi di omicidi poco noti al grande pubblico, dal movente all’identità del colpevole, dalle indagini alla risoluzione del caso. Approfondisci le intricanti vicende e le personalità coinvolte, immergendoti in veri e propri gialli da rotocalco che hanno sconvolto gli anni passati.

Ti offrirò uno sguardo approfondito sui dettagli dei crimini e sulle tecniche investigative utilizzate per risolverli come per “Il Giallo di Villa Sassone – Il caso di duplice omicidio di Mornico Losana che ha Sconvolto gli Anni ’60“: Un vero e proprio noir da rotocalco che ha infiammato le cronache degli anni ’60, con una trama intricata e personaggi enigmatici. Un’altra storia macabra è quella del “Pippone di Varzi, ultimo impiccato della storia d’Italia“: Il mistero avvolge l’accusa e la presunta colpevolezza di Giuseppe Malaspina, conosciuto come Pippone di Varzi, per lo sterminio della famiglia Tamburelli nel 1863. Ultimo ma assolutamente non meno importante è “Alberto Scabini, Il borgia di Montù Beccaria“: un caso di omicidio plurimo tramite avvelenamento accaduto sui colli dell’Oltrepo’ pavese negli anni ’70, che coinvolge una famiglia e una lotta per l’eredità.

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  1. Descrizione ricca di dettagli e analisi precisa e ricercata, il tutto supportato da una capacità di scrittura di alto livello. Il caso, famoso al momento, è stato molto bene riproposto riaccendendo la curiosità del lettore

  2. La scrittura come sempre lucida e dettagliata rende la lettura interessante e piacevole. Complimenti all’autore per aver ricordato in caso relativamente recente ancora impresso nella memoria di tutti noi.

  3. Una analisi chiara di un caso davvero interessante. Una narrazione avvincente e una divulgazione personalizzata ad efficace.

  4. Ricordavo il nome del protagonista ma non gli omicidi. Poi mi è venuto in mente il soprannome “il professore”. Il ritmo del testo e la ricerca sopraffina delle parole giuste rendono il racconto avvincente: impossibile interrompere o rimandare la lettura una volta iniziata. Bravissimo, per me il migliore!chapeau

  5. Insondabile la mente umana davvero. Narrazione efficace e analisi psicologica appassionante. Passo a passo ti poeta a capire le ipotesi per cui si è trasformato in un assassino.

  6. Analisi approfondita di un caso inquietante, con varie chiavi di lettura.
    Complimenti all’autore dell’ articolo per il lavoro accurato che ogni volta ci propone.

  7. Come sempre, il dottor Curti ricostruisce con dettagli e lucidità casi di omicidio seriali più o meno recenti. Questo è abbastanza vivo nella mia memoria di cinquantenne. Lettura avvincente e rigorosamente. Complimento all’autore.

  8. Complimenti all’autore che, come sempre, ci appassiona alla lettura di casi seriali, fornenfoci di volta in volta chiavi di lettura ed analisi approfondite e dettagliate.

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