Gang o semplicemente bambini? Risulta difficile comprendere culture e realtà sottostanti a realtà troppo distanti dalla nostra.

Attraverso un ventaglio di nozioni legislative e pratiche, nel seguente articolo verrà proposto uno sguardo nuovo e critico rispetto alla situazione reale vissuta dai Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA).

msna e legge italiana

I minori stranieri non accompagnati (MSNA) sono definiti dagli articoli 2 della Direttiva n. 2013/33/UE e della legge n. 47/2017 “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”.

Entrambe definiscono il MSNA come:

“il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”.

Il MSNA, dunque, è prima di tutto un minore. Per tale motivo esso gode dei diritti e dei doveri riconosciutogli in quanto tale. Tra questi, il fatto di dover essere tutelato in luogo sicuro ai sensi dell’art 403 del codice civile.

A ciò viene affiancato il divieto assoluto di respingimento alla frontiera (art.3 legge 47\2017). Tale provvedimento di espulsione può essere adottato solo a condizione che non comporti “un rischio di danni gravi per il minore”.

Le due fasce di tutela dei msna nello stato italiano

A tal fine, in Italia, è pertanto prevista una fase di prima accoglienza in strutture governative ad alta
specializzazione
. Questa prima fase ha una durata massima di 30 giorni. A seguire, un’accoglienza di secondo livello nell’ambito del Sistema Accoglienza e Integrazione (SAI).

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Nel caso di loro indisponibilità sarà il Comune ad accogliere ed assistere i minori, come sancito dall’articolo 19, comma 3. Se, viceversa, anch’esso non può assicurarne la cura, saranno i Prefetti ad attivare strutture destinate ai maggiorenni di anni 14.

La seconda accoglienza, prevista nell’ambito della rete SAI, è finanziata con il Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. Essa fornisce al minore, anche non richiedente asilo, una graduale integrazione sociale.

Come?

Attraverso progetti individuali che tengano conto del suo vissuto e delle sue attitudini.

La finalità?

Offrire gli strumenti per raggiungere la propria indipendenza lavorativa, sociale e culturale. La permanenza dei minori in queste strutture SAI è garantita fino al compimento della maggiore età. Nel caso in cui vi siano necessità di studio o formazione, può venire estesa per altri sei mesi.

MSNA: i dati in italia

Volendo quantificare gli ingressi in Italia di minori assenti di tutela, possiamo fare riferimento ai Rapporti di approfondimento sulla presenza dei MSNA in Italia1.

Rapporto dal 2019 al 2023

Grazie alla visualità quantistica ci si rende maggiormente conto delle percentuali, ancora prima di intraprendere un discorso. Come si può chiaramente dedurre, il flusso di MSNA nel territorio Italiano è di gran lunga aumentato dal 2019. E, per certo, è destinato ad aumentare ancora di più.

Grazie al Centro Studi di Politica Internazionale2 è possibile, poi, rilevare le caratteristiche qualitative dei dati. Questo per comprenderne la natura in modo sostanziale. L’iter di accoglienza, prima descritto, mira prima di tutto a integrare i soggetti in questione.

La garanzia del diritto allo studio è, tra le strategie, quella di primaria importanza. Lo studio, infatti, è matrice di conoscenza linguistica. E la conoscenza linguistica, è chiaro, è alla base dell’integrazione lavorativa e sociale.

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Questo diritto viene disegnato da Linee guida per il diritto allo studio dei minori fuori dalla famiglia di origine3. Questo documento del 2017 è firmato dal Ministro e dal Garante nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza a fine 2017. Nelle prime righe esplicita la mission:

“Per garantire il diritto allo studio di questa tipologia di alunni, occorre consentire l’iscrizione e l’inserimento a scuola in qualsiasi momento dell’anno, anche dopo la scadenza dei termini e presentando la domanda d’iscrizione direttamente alla scuola prescelta, senza dover obbligatoriamente usare la piattaforma delle iscrizioni online”.

Non solo.

Indicazioni concrete di lavoro sono contenute anche nel documento Orientamenti interculturali. Idee e proposte per l’integrazione di alunni e alunne provenienti da contesti migratori4. Questo documento del 2022 è stato curato dal Ministero del lavoro e dall’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’educazione interculturale.

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All’inserimento a scuola vengono affiancati anche i corsi di formazione professionalizzanti. Questo perchè si mostrano maggiormente spendibili e pratici.

LA PERCEZIONE SOCIALE DEI MSNA

Caro lettore, parliamo chiaramente: leggendo la parola MSNA viene in mente una etichetta più che chiara. E le etichette, si sa, generano stigmatizzazioni e discriminazioni. Secondo Edwin Lemert sono proprio le etichette a generare il fenomeno della devianza secondaria.

Con essa si intende l’atteggiamento deviante scaturito da una esclusione sociale. La così detta “etichetta”, infatti, influisce negativamente sulla percezione degli altri e della persona su sè stesso. Così facendo, un deviante occasionale diventerebbe presto un deviante reale.

Etichette ingiuste: i Minori Stranieri Non Accompagnati tra stigma e sogni infranti.

Basta pensare al termine “pusher (Spacciatore di droga)” o “gang (Banda di malviventi)” per comprendere quali siano le etichette date ai MSNA. Ribadisco: ricordiamoci che prima di essere “stranieri” o “devianti” sono prima di tutto Minori. E per di più Non Accompagnati.

Non è un caso che le provenienze siano dalle parti del mondo più povere, in cui la mala vita regna. I minori stranieri non accompagnati provengono da due realtà: c’è chi fugge dalla società e c’è chi viene spedito dai genitori.

Nei primi rientra chi parte verso l’ignoto in cerca di possibilità di studio, di lavoro o, più semplicemente, di libertà. Nei secondi rientrano tutti quelli abbandonati dai genitori. Magari neanche accompagnati al confine. Abbandonati e destinati a mantenere una famiglia intera.

Il sogno mondiale dell’Italia come luogo di ricchezza e possibilità si infrange sempre troppo tardi.

Minori stranieri non accompagnati: prima di tutto minori

Sempre troppo spesso questi bambini vengono caricati di responsabilità. Responsabilità che lacerano e feriscono. Infanzie e adolescenze rubate. La “forza lavoro” che dimentica i diritti dei bambini: al gioco, al tempo libero, allo studio… Diritti che non sono rispettati neanche da noi, Paese ospitante.

Prima di tutto perchè lo sguardo è influenzato da una percezione errata. L’opinione pubblica collega il termine “baby gang” a un volto di provenienza tunisina o marocchina. Se invece si facesse lo sforzo di capire le motivazioni sottostanti al loro soggiorno qui, tutto cambierebbe.

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Sarebbe possibile accoglierli realmente, con un sorriso denso di coraggio e forza trasmessi. Si potrebbe comprendere quanto possa far male, per un bambino, festeggiare un’età pressoché falsa in una data diversa dalla reale. Data coincidente con lo sbarco in Italia, per di più attribuita da un uomo in divisa sconosciuto.

Si potrebbe concepire il dolore di una missione così dura imposta dai propri genitori. Genitori che troppo spesso si dimenticano della ricchezza che hanno tra le mani. Ricchezza cacciata dalle mura di casa senza la preoccupazione della pericolosità: insidie, viaggi sotto a camion o su gommoni arrangiati.

Mari sempre troppo insicuri. Società sempre troppo poco comunitarie.

Un nuovo sguardo sui minori stranieri non accompagnati

Se sulla carta vigono i principi di uguaglianza e parità di trattamento, diviene necessaria una reale presa di coscienza di ciò. Coscienza della vulnerabilità di questi bambini abbandonati e lasciati nelle loro stesse mani. Coscienza di come possano sentirsi.

Esclusione e vittimizzazione sono i principi cardine di quelle che sono le conseguenze.

Caro lettore, l’invito a seguito di questa lettura è: chiedersi, a questo punto, le motivazioni dei comportamenti delittuosi agiti dagli stessi.

Devianza secondaria? Scarsità delle opportunità realmente fornite dalla società? Adeguamento allo stigma imposto e alle etichette respirate?

Tutto ciò proviene ugualmente da un errato atteggiamento e comportamento del Paese ospitante. Se si cambiasse lo sguardo e la percezione degli stessi, ne sono certa, sarebbe più facile una loro armonia. Perchè tutta questa foga di esprimersi in modi socialmente non accettabili non è altro che un urlo per farsi sentire e vedere.

Li vediamo? Ne sono certa.

Suppongo che sia arrivata l’ora di fare qualcosa. Qualcosa che si avvicini al diritto del minore a vivere in modo armonioso (legge 184, 1983).

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