I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) rappresentano una categoria di disturbi del neurosviluppo che influenzano le abilità scolastiche fondamentali, come la lettura, la scrittura e il calcolo.

Nonostante la loro diffusione e l’impatto significativo sulla vita degli individui, i DSA non compromettono l’intelligenza generale, che rimane nella norma o addirittura superiore alla media. Questi disturbi derivano da alterazioni neurobiologiche che interagiscono con fattori genetici e ambientali, determinando difficoltà specifiche nell’apprendimento.

Le definizioni scientifiche

I DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) sono definiti dal DSM-V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali pubblicato nel 2013/2014) come una difficoltà nella lettura, scrittura e/o calcolo e nell’utilizzo delle abilità scolastiche, con sintomi che persistono per almeno 6 mesi, nonostante interventi mirati.

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Con l’acronimo DSA si identifica, quindi, la categoria diagnostica relativa ai Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento afferenti ai Disturbi del neurosviluppo riguardanti i disturbi delle abilità scolastiche (DSM-V, 2014). I Disturbi del neurosviluppo sono definiti dall’Istituto Superiore di Sanità come disturbi che si manifestano nelle prime fasi dello sviluppo e sono caratterizzati da deficit del funzionamento personale, sociale, scolastico o lavorativo. Il deficit varia da limitazioni molto specifiche dell’apprendimento fino alla compromissione globale delle abilità sociali e dell’intelligenza.

La Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità (CC-ISS, 2011) definisce i Disturbi Specifici dell’Apprendimento come: “Disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.” In altre parole, i DSA dipendono da un diverso funzionamento del cervello e delle sue modalità di apprendimento ed è importante sottolineare che si riscontrano in persone dotate di una normale intelligenza (anzi, di norma, chi riceve diagnosi di DSA riporta un’intelligenza superiore alla media) e in assenza di situazioni di deficit neurologici o sensoriali, disturbi psicopatologici primari e svantaggio socioculturale.

In Italia, come nel resto d’Europa, ad oggi per la diagnosi di DSA si fa riferimento al manuale ICD-10 (Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari – Decima revisione), che li definisce come una difficoltà significativa e persistente nell’acquisizione e controllo del codice scritto che interferisce con il funzionamento adattivo. Come anticipato, anche l’ICD-10 definisce che questa difficoltà deve essere riscontrata in presenza di normodotazione intellettiva e di adeguate opportunità di apprendimento, sociali e famigliari così come non vi devono essere disturbi neuromotori, sensoriali o psicopatologici preesistenti.

L’origine dei DSA

Ariviamo ora a chiarire l’origine dei DSA. La loro causa è da ricercarsi in disfunzioni neurobiologiche che interferiscono con il normale processo di acquisizione della lettura, della scrittura e del calcolo e che interagiscono con fattori genetici, epigenetici e ambientali. I fattori ambientali, in particolare rappresentati dalla scuola, dall’ambiente familiare e dal contesto sociale, si intrecciano con quelli neurobiologici nel definire un maggiore o minore disadattamento.

Proprio perché sono diversi i fattori che entrano in causa quando si parla di DSA, la Consensus Conference (2007) ha evidenziato un’alta presenza di comorbilità fra i diversi Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ovvero la compresenza di più DSA (comorbilità interna) o di altri disturbi psicopatologici come disturbi da deficit dell’attenzione con/senza iperattività (ADHD), disturbi della comunicazione, disprassie, disturbi del comportamento e dell’umore, disturbi d’ansia, depressione, disturbo dello spettro autistico.

Ma quali sono, quindi, i DSA?

Sulla base del deficit funzionale possiamo distinguere le seguenti condizioni cliniche:

Dislessia

La dislessia è un disturbo nella lettura, intesa come capacità di decodifica del testo (cioè di velocità e/o correttezza nella lettura);

Disortografia

La disortografia è un disturbo nella scrittura, intesa come abilità di conversione fonema-grafema e competenza ortografica, cioè conoscenza delle regole di trascrizione in tutti quei casi in cui non vi è corrispondenza diretta fonema-grafema;

Disgrafia

La disgrafia è un disturbo nella grafia, intesa come abilità grafo-motoria;

Discalculia

La discalculia, ovvero disturbo nelle abilità di numero e di calcolo, intese come capacità di comprendere e operare con i numeri, fare i calcoli e attuare il problem solving matematico.

L’importanza della diagnosi di DSA

Le caratteristiche riconducibili ai DSA vengono a galla nel secondo anno di scuola primaria e i primi ad accorgersi di eventuali difficoltà nei bambini sono i maestri. Dopo una prima indicazione degli insegnanti, è importante che i genitori portino il bambino da un professionista per la diagnosi ufficiale e la certificazione del deficit. Ad oggi, in Italia, la diagnosi clinica è permessa solo a psicologi e medici (neuropsichiatri infantili), meglio ancora se affiancati da un logopedista.

Il DSA è diagnosticabile, vista la grande variabilità interindividuale, dopo i primi due anni di scuola primaria se riguarda l’apprendimento della lettura e della scrittura e, per quanto riguarda l’area matematica, non prima della fine della classe terza.

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Ad ogni modo, se si sospetta la presenza di un DSA, è importante procedere con la valutazione diagnostica il più precocemente possibile. Cogliamo occasione per sottolineare, infatti, l’importante impatto che i DSA hanno a livello individuale (frequente abbassamento del livello curriculare conseguito, prematuro abbandono scolastico nel corso della scuola secondaria di secondo grado) e sociale (riduzione della realizzazione delle potenzialità sociali e lavorative della persona, tassi più alti di disoccupazione, più basso livello di istruzione e di reddito, alti livelli di disagio psicologico, salute mentale peggiore, sintomi depressivi concomitanti e aumentato rischio di suicidio).

Dott. Alice Casarini

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0 risposte

  1. L articolo della dott,sa Casarini è molto interessante, spiegazione facile da capire anche per chi non è del settore. Complimenti.

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