L’apprendistato in italia è una tipologia di lavoro subordinato (anche detto dipendente) a tempo indeterminato. Come riportato dal sito del Ministero italiano del Lavoro e delle Politiche Sociali, è finalizzato alla formazione e all’occupazione giovanile.

L’apprendistato è disciplinato dal Decreto Legislativo n. 81 del 15 giugno 2015 (e successive modifiche agli articoli 41-47), emanato in attuazione del Jobs Act (Legge n. 183 del 10 dicembre 2014) che ha abrogato il precedente Testo Unico dell’Apprendistato del 2011.

La caratteristica distintiva di questa tipologia di contratto è che il datore di lavoro non è solo responsabile del pagamento della retribuzione. Difatti, il datore è anche obbligato a fornire una formazione che permetta all’apprendista di acquisire competenze professionali per svolgere uno specifico ruolo. Per questo motivo è definito “a causa mista” ed è accompagnato dal Piano Formativo Individuale (PFI), un documento che riporta le informazioni riguardanti il rapporto instaurato tra le parti coinvolte. Queste sono l’azienda, l’apprendista e l’ente preposto alla formazione. 

Quali sono le tipologie di apprendistato in Italia?

La legge italiana prevede tre tipologie di apprendistato.

Per la qualifica e il diploma professionale di istruzione superiore

L’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale di istruzione superiore è pensato per permettere al lavoratore di formarsi in azienda e, allo stesso tempo, continuare a seguire i personali percorsi di studio finalizzati ad acquisire un diploma professionalizzante. Può essere attivato per tutti i lavoratori di età compresa tra i 15 e i 25 anni compiuti. La durata del rapporto di lavoro dipende da quanto dura il percorso formativo in corso. Ma attenzione: non può superare i 3 anni di durata (o 4 anni, in caso di diploma quadriennale). 

Una volta conseguito il diploma, può essere chiesto al lavoratore di restare in azienda come apprendista per un altro anno- Questo a condizione che questo periodo di tempo serva al lavoratore per conseguire ulteriori competenze professionalizzanti o acquisire un’ulteriore certificazione. Per attivare un contratto di questa tipologia, deve essere stipulato un accordo con l’istituto preposto alla formazione dell’apprendista. Tale tipo di contratto è applicabile in qualsiasi settore economico ed è regolamentato dalle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano. In assenza di una normativa regionale specifica, l’attivazione di questo tipo di contratto è sotto la competenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’apprendistato in Italia è un contratto professionalizzante

Il contratto di apprendistato professionalizzante è applicato a tutti i lavoratori che necessitano di acquisire una qualifica professionale necessaria per svolgere le mansioni richieste dall’azienda di riferimento o un mestiere. Tale possibilità è rivolta a tutti coloro che hanno tra i 18 e i 29 anni compiuti e non può durare più di 3 anni (5 anni per i mestieri artigiani). 

A decorrere dal 1° gennaio 2022, ai fini della qualificazione o riqualificazione professionale, è possibile assumere in apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, anche altri tipi di lavoratori. Questi sono i lavoratori beneficiari del trattamento straordinario di integrazione salariale, di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione. Anche in questo caso, il contratto è valido per qualsiasi settore e, per i giovani già in possesso di una qualifica professionale, può iniziare anche ai 17 anni di età. La formazione è responsabilità del datore di lavoro, ma è supportata da un’offerta formativa pubblica della durata massima di 120 ore. La regolamentazione di questa formazione è di competenza delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano.

Di alta formazione e ricerca

Il contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca è rivolto ai lavoratori di età compresa tra i 18 e i 29 anni compiuti. Ha l’obiettivo di permettere al lavoratore d’inserirsi nel mercato del lavoro e, allo stesso tempo, di svolgere un’altra attività. Queste sono: acquisire un titolo di studio universitario, frequentare un dottorato di ricerca, acquisire un diploma presso un istituto tecnico superiore o svolgere attività di praticantato o di ricerca. In caso di attivazione di questa tipologia di contratto, è necessario stipulare un accordo con l’ente preposto alla formazione o alle attività di ricerca.

Questo protocollo definisce la durata del percorso di apprendistato in Italia (in genere, mai inferiore alla durata del corso di studi) e le modalità di svolgimento dello stesso. Tra le informazioni, sono compresi i dettagli della formazione, fornita direttamente dal datore di lavoro ed è pattuito insieme a Regioni, Province autonome di Trento e Bolzano, Associazioni territoriali datoriali, Università e Istituti professionali.

Tutte queste tipologie sono accumunate da alcune condizioni che devono essere rispettate.

Deve durare almeno 6 mesi; deve retribuire l’apprendista (non essere “a cottimo“); deve incaricare un tutor o un referente aziendale e registrare i percorsi formativi nel fascicolo elettronico del lavoratore.

Cosa succede quando termina il contratto di apprendistato in Italia?

L’apprendistato è inquadrato come una tipologia di contratto a tempo indeterminato. Dunque, l’obiettivo ultimo è effettivamente favorire l’inserimento della risorsa in azienda, stipulando un normale contratto di lavoro a tempo indeterminato. 

Questo passaggio, come stabilito dall’articolo 2118 del c.c., è automatico, se nessuna delle due parti recede il contratto. 

Tuttavia, questo non è un obbligo per l’azienda che, una volta terminato l’apprendistato, può decidere di non proseguire il rapporto lavorativo. Questo senza dover esplicitare la motivazione (recesso ad nutum) e comunicando la fine dell’apprendistato al Centro per l’Impiego (con l’invio del modello Unilav). 

Il contratto di apprendistato può anche essere interrotto prima del suo naturale termine. Ciò può accadere o per licenziamento dell’apprendista per giusta causa o giustificato motivo, ovvero in presenza di validi motivi per allontanare il dipendente, oppure in caso di dimissioni da parte dell’apprendista, il quale deve rispettare i canonici 15 giorni di preavviso (a meno che non sia in periodo di prova, durante il quale non è tenuto a rispettare alcun preavviso). Le dimissioni senza rispettare il preavviso, autorizzano a trattenere dalla busta paga la parte di retribuzione spettante. 

Quali sono i vantaggi del contratto di apprendistato in italia?

Dopo quanto spiegato, possiamo affermare che l’apprendistato sia un accordo vantaggioso per entrambe le parti.

Da un lato, il datore di lavoro ha la possibilità di formare e valutare le potenzialità di un giovane lavoratore prima di assumerlo a tempo indeterminato.

Dall’altro, l’apprendista ha l’occasione di inserirsi gradualmente in azienda, acquisendo le competenze necessarie per diventare dipendente nell’organizzazione, ma con la possibilità di portare avanti i suoi studi.

Inoltre, eccezion fatta per la retribuzione (come vedremo a breve), con tale contratto si gode degli stessi diritti riconosciuti a un normale lavoratore. Il contratto di apprendistato è vantaggioso anche per la sua flessibilità: può essere interrotto anticipatamente e trasformato in un contratto a tempo indeterminato, può essere full time o part time ed è accessibile a tutte le aziende.

Vediamo nel dettaglio i diversi vantaggi per il datore di lavoro

L’azienda può inquadrare l’apprendista fino a due livelli inferiori rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di riferimento. In alternativa, può stabilire una retribuzione proporzionata all’anzianità di servizio. La retribuzione dell’apprendista è inferiore al 100% dello stipendio stabilito dal CCNL. Nel primo anno, riceve il 70% della retribuzione prevista, l’80% nel secondo e il 90% nel terzo.

Se al termine dell’apprendistato l’azienda assume il lavoratore, può beneficiare di incentivi contributivi e fiscali. Questi vantaggi rendono più conveniente la stabilizzazione dei giovani talenti. L’apprendista non rientra nei limiti numerici stabiliti da leggi e contratti collettivi per specifiche normative. Inoltre, lo Stato prevede agevolazioni per le aziende che assumono giovani con questa tipologia contrattuale.

Non vi è obbligo di assunzione al termine dell’apprendistato. Questo consente alle imprese di valutare i talenti senza vincoli e ridurre i costi di formazione e inserimento. Infine, l’apprendistato favorisce il ricambio generazionale, permettendo alle aziende di formare nuove risorse in linea con le proprie esigenze e strategie di crescita.

RIFLESSIONE SUL CONTRATTO DI APPRENDISTATO IN ITALIA

In Italia molti sono i vantaggi per i datori di lavoro, sui quali sembra esser puntato il focus delle normative.

In realtà, proprio per la sua anima formativa, il contratto di apprendistato dovrebbe essere desiderato dal lavoratore in primis e vissuto come esperienza dignitosa quanto un contratto a tempo indeterminato effettivo.

Nel nostro paese, questo tipo di contratto fatica ad affermarsi e ad essere accolto volentieri dai giovani. Iin paesi come Francia ed Inghilterra, invece, è diventato un’importante e sfruttata risorsa di cambiamento positivo nel mondo aziendale.

Secondo le ricerche, sul nostro territorio, l’apprendistato è sostanzialmente quello di tipo professionalizzante (o di secondo livello), che alla luce dei dati forniti da INAPP nel 2022 corrisponde a circa il 97% dei contratti attivati.

Purtroppo, tale tipologia di apprendistato non è realmente duale, in quanto spesso la formazione esterna è rappresentata da un monte ore ridotto e composto da lezioni teoriche. I contenuti sono troppo generici ed è vincolato alla disponibilità o meno di fondi pubblici. In assenza di questi, questo monte ore formativo non risulta nemmeno obbligatorio.

Le raccomandazionei internazionali per il futuro del lavoro

Per ampliarne un uso costruttivo, hanno parlato di apprendistato anche la Commissione Europea e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) che ha proposto una Raccomandazione dedicata agli apprendistati di qualità, nell’ambito della sua 111° conferenza annuale (giugno 2023).

Secondo quest’ultima, in particolare, il dualismo di tali tipologie di percorsi, composti da formazione e attività professionale insieme, è fondamentale per rispondere alle sempre nuove richieste del mercato del lavoro. L’apprendistato, dunque, è visto come fondamentale strumento per fronteggiare le trasformazioni del mondo lavorativo, dotando i lavoratori delle necessarie soft e hard skills.

L’ILO suggerisce importanti aspetti su cui si possono aprire costruttive riflessioni

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) propone alcune considerazioni fondamentali che potrebbero stimolare riflessioni costruttive sul tema dell’apprendistato e della formazione professionale.

Una delle prime idee riguarda l’estensione di questi contratti anche ai lavoratori adulti che desiderano riqualificarsi o intraprendere un percorso di formazione continua, attraverso un modello di apprendistato senza limiti di età, simile a quello già adottato nel Regno Unito. Un’altra prospettiva interessante riguarda il coinvolgimento di lavoratori vulnerabili, che potrebbero beneficiare di percorsi di pre-apprendistato. Già diffusi in diversi Paesi europei, questi programmi offrono corsi di breve durata finalizzati a fornire le competenze di base necessarie per accedere a un vero e proprio percorso di apprendistato.

Un altro aspetto chiave è la possibilità di svolgere il proprio percorso formativo in diverse aziende.

Questo favorirebbe un apprendimento più ampio e pratico di una specifica professione, oltre a creare una rete di connessioni tra lavoratori e imprese. Infine, l’ILO sottolinea l’importanza di implementare sistemi di monitoraggio e valutazione che permettano di verificare l’effettiva qualità del percorso formativo svolto, un aspetto che attualmente non viene adeguatamente rilevato nei report periodici di INAPP e INPS.

Alice Casarini, psicologa non iscritta all’albo

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