Fare i compiti ai figli: ti è mai capitato di farlo “giusto per questa volta”, e poi di ritrovarti a farlo sempre più spesso? Magari lo hai fatto per stanchezza, per senso di colpa, per amore. O, semplicemente, perché “così si fa prima”.
Eppure, dietro questo gesto all’apparenza innocuo, si nasconde un rischio educativo profondo: togliere ai bambini la possibilità di sbagliare, imparare, riuscire da soli.

Purtroppo, nell’era del pressapochismo, in quanto genitori è inevitabile cadere nella trappola del “faccio i compiti al tuo posto!”.
In questo articolo ti porto a riflettere su tre buoni motivi per cui continuare a fare i compiti al posto di tuo figlio non lo aiuta a crescere — e non aiuta nemmeno te a educarlo davvero.
Perché educare non è semplificare la vita ai figli, ma renderli capaci di affrontarla. Con pazienza, fiducia e quel coraggio silenzioso che ogni genitore dovrebbe coltivare.
cosa non sono i compiti?
Una croce, una punizione. Troppo spesso si reputano i compiti a casa come un’imputazione degli studenti. Come se fossero esito del malcontento dei professori che, così facendo, si sfogano.
I compiti non sono neanche doveri dei genitori. Troppo spesso, e sempre più, invece, pare che la “croce” sia proprio vissuta da loro. Loro che, dopo le faccende domestiche e lavorative, si ritrovano costretti a fare esercizi su esercizi. O ancora, a studiare.
Che siano compiti o studio, talvolta i compiti ridicolizzano le scarse competenze dei genitori. Un po’ per il tempo passato, un po’ per la memoria vacillante. Un po’ perchè, a dirla tutta, nelle vesti di un bambino ci stanno male.
E così i compiti divengono una tortura dapprima per i genitori. In effetti, sono loro a lamentarsene.

a cosa servono i compiti?
I compiti sono lo strumento più efficace per verificare le competenze apprese.
Questo vale tanto per gli studenti quanto per gli insegnanti. I compiti permettono di capire, cioè, la qualità della comprensione di un argomento. E, laddove ottimale, di potenziarla.
L’etimologia del termine suggerisce che il significato sta a <<mettere insieme, comporre>>. Ne è chiara l’immagine orchestrale delle competenze che, con la crescita, si armonizzano in un puzzle.
I compiti servono a questo: a mettersi alla prova, capire i propri limiti, correggere. Ma anche: ragionare, pensare, arricchire il senso logico.
Sono una “croce”? Certamente, se questo viene denunciato dai genitori. Questo perchè non si comprende la loro importanza.

Ecco 3 buoni motivi per smettere di fare i compiti al posto di tuo figlio.
Motivo n.1 per cui non dobbiamo fare i compiti ai figli: il cattivo esempio
Insomma: un adulto che fa i compiti? quando mai si è visto!
E’ importante definire i ruoli e mantenere una soglia di convinzione in ciò. Gli adulti fanno gli adulti: a loro il compito di educare e istruire. Vale a dire: di accompagnare verso l’autonomia e di dare le giuste istruzioni.
Di certo non è loro mansione svolgere compiti assegnati al bambino.
Se questo, però, viene fatto per “fare prima”, cos’altro gli si insegna se non del malsano pressapochismo?

Motivo n.2 per cui non dobbiamo fare i compiti ai figli: “non sei capace!”
L’azione del “faccio io al tuo posto” viene tradotta in “lo faccio io perchè non sei capace”.
La mancanza di fiducia verso le capacità logiche e cognitive dello studente lo portano a non considerarsi all’altezza. Perchè mai, altrimenti, il mio genitore dovrebbe fare i compiti al mio posto? magari mentre io faccio tutt’altro?
Ecco che, fin dalla primaria, si innesca un circolo di fiducia–sfiducia. Il bambino, fiducioso delle figure genitoriali, crede al fatto di non potercela fare. E ciò genera inevitabilmente sfiducia.
Sfiducia verso chi?
Dapprima verso sè stesso, chiaramente.
In secondo luogo verso il genitore. Questo perchè ben presto scoprirà di dovercela fare da solo. Anche se i compiti glieli ha fatti il papà o la mamma fino a qualche giorno fa.
Inoltre, come si può avere fiducia verso un cattivo esempio?

Motivo n.3 per cui non dobbiamo fare i compiti ai figli: bye bye autostima e autoefficacia
Il sentimento di svalutazione delle proprie capacità è il primo nemico per la crescita armoniosa di un bambino.
“Non esageriamo!”
“accade solo per dei compiti? e che sarà mai!!”.
Rispondo io:
“infatti è pura casualità l’incidenza del fenomeno appena descritto e il sentimento di perdizione e incapacità tra i giovani insieme al fenomeno di abbandono scolastico!”.
No. Non sono elementi legati solamente a questo atteggiamento genitoriale.
Questo è uno dei tanti. Insieme, vanno a formare un marasma da cui è difficile ripararsi. Però l’atteggiamento dei genitori verso i figli, in particolare verso i compiti, sono i primi precursori del fallimento educativo.
I bambini dovrebbero essere accompagnati verso l’autonomia. E l’autonomia è possibile solamente se è stato coltivato un senso di autoefficacia. Ovvero di “posso farcela”.

genitori e compiti: buone pratiche
E’ vero: fare il genitore è il mestiere più faticoso al mondo.
Ma bisogna avere voglia!
E ancora prima: coscienza. Vale a dire: consapevolezza della delicatezza della crescita. Ma anche: della necessaria presenza costante di cura.
Cura: degli spazi, dei tempi, dei modi, delle relazioni. Cura. Nel conoscere che qualsiasi soffio sbagliato in età infantile può generare malesseri adolescenziali. Nel capire l’importanza di dare tempo al tempo.
Cari genitori: diate tempo ai compiti. Ancora prima: diate tempo ai vostri figli.
“La scuola non è una gara“
citava qualche tempo fa Daniele Novara.
Non si vince nulla, se non una crescita sana. Quindi: lasciate che sia il tempo, i sacrifici e gli errori a impartire la maturità ai vostri figli. Solo così nutriranno la virtù della pazienza che, come dissero i saggi, è propria dei forti.
E così sia: abbiate il coraggio e la fame di crescere figli forti.

Pensi di aver bisogno di qualche consiglio?
Sono Elisa Bellucci, pedagogista con esperienza in ambito socio-educativo. Nei miei articoli racconto l’educazione come percorso quotidiano fatto di scelte, cadute e consapevolezze.
Scrivo per chi ha il coraggio di crescere insieme ai propri figli, senza soluzioni facili ma con uno sguardo attento e una presenza costante.
Se ti interessano i temi dell’autonomia, del benessere educativo e del ruolo genitoriale, ti invito a leggere anche:
“Autoeducazione: come ritrovare il tempo e superare la sopraffazione” – Un invito a rallentare e riscoprire il tempo educativo, prima ancora che didattico.
“Sindrome di Medea: analisi dei labirinti dell’amore distorto” – Una riflessione sui sentimenti ambivalenti nella genitorialità e sui confini tra amore e controllo.
Per consulenze pedagogiche personalizzate o per scoprire i miei servizi educativi, puoi cliccare qui:
Vuoi continuare a riflettere sull’educazione?
Se il tema dell’autonomia, della genitorialità e della responsabilità educativa ti interessa, puoi leggere anche altri articoli della mia rubrica. Ogni testo è un’occasione per fermarsi, interrogarsi e — magari — ritrovare nuove strade nella relazione con i figli, con gli studenti o con sé stessi.
Minori stranieri non accompagnati: sfide, percezioni e integrazione sociale in Italia. Uno sguardo pedagogico e sociologico su un fenomeno spesso travisato, tra pregiudizi, legislazione e reale bisogno di accoglienza.
Legge 15/2024: Cosa Cambia nell’educazione pedagogica con l’ordine professionale? Una panoramica sulle trasformazioni normative che stanno ridefinendo il ruolo di educatori e pedagogisti in Italia.
I ragazzi di oggi: un’emergenza educativa della società liquida del XXI secolo. Un’analisi sul malessere giovanile contemporaneo, tra disorientamento digitale e mancanza di riferimenti stabili.
Buona lettura e buona riflessione.