“Essere uomini significa avvertire un sentimento di inferiorità che esige di essere superato.” Alfred Adler

La psicoterapia individuale è stata sviluppata da Alfred Adler, primo allievo di Sigmund Freud, nel 1912. È un approccio a stampo psicodinamico che si concentra sull’individuo nella sua globalità e, in particolare, sui comportamenti volti a far fronte alle sue debolezze e sul suo senso di appartenenza alla società.

Adler ha dedicato gran parte della sua ricerca allo studio dei sentimenti di inferiorità e di scoraggiamento, arrivando a sviluppare uno dei principi cardini della sua teoria, ossia che l’individuo debba essere esplorato partendo dalla capacità di adattarsi alla propria comunità.

Tutti mirano al proprio miglioramento muovendosi tra alti e bassi, ma chi soffre di un disagio psichico vive questo movimento in modo desolante, partendo da un’idea di scarso valore: “Non sono all’altezza, non sono amabile…”. Nella prospettiva adleriana, queste persone sono scoraggiate e non hanno fiducia nelle proprie possibilità di riuscire a realizzarsi nella vita.

Per contrastare il senso di scoraggiamento, la psicoterapia individuale parte dal concetto opposto, ossia dall’incoraggiamento. Incoraggiare non significa lodare o compiacere, ma fornire fiducia e sicurezza. Esso fa concentrare l’attenzione della persona sulle proprie forze e sulla capacità di vivere con gli altri individui.

Gli psicologi adleriani, incrementando il coraggio e i sentimenti sociali dell’individuo, lo aiutano ad agire e operare in un’ottica di cooperazione e compartecipazione con i propri simili. Il fine di questo trattamento non è solamente il sollievo dal sintomo, ma anche l’adozione di uno stile di vita collaborativo.

La psicologia adleriana costituisce un approccio alla psicoterapia decisamente ottimistico che tenta di armonizzare i bisogni per uno sviluppo ideale di individualità e di responsabilità sociale, entrambi ugualmente importanti.

 

Dottoressa Veronica Caroccia

Una risposta

  1. Di questi ne prendo due e uno me lo incarta per dopo… me lo dovrei fare in vena e prenderlo in compresse tutte le mattine…
    Alla fine tutti lo dovremmo fare, la società ci ingabbia in canoni sempre più stringenti, i social ne sono la massima espressione, ci siamo circondati di generatori di ansia e di zuccheri.
    Le persone si fanno incasellare da “regole” prestabilite solo per essere sicuri di essere compliance ai canoni, in breve, essere accettati. Ogni tanto a qualcuno viene il sospetto che qualcosa non vada e se ne esce con commenti tipo “ma perchè il governo invece di obbligarci a stare in casa non ci obbliga a mangiare frutta e verdura e a fare una vita sana così che abbiamo le difese immunitarie forti contro i coronavirus del momento?”, si parla di complottismo, di virus creati in laboratorio,.
    Il fatto è semplicemente che ognuno dovrebbe avere la presenza e forza di spirito, la sicurezza di se, di dire no, oppure di essere coscente e convinto che sia giusto dire si.
    Siamo mentalmente formati e formattati per essere una riga della lista che non ne sappiamo uscire perchè non sappiamo che c’è l’uscita, ci teniamo così tanto a stare nella lista che ci da sicurezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *