Ferdinand Gamper, conosciuto anche come il mostro di Merano, è un serial killer classificabile come “missionario” (decisamente atipico in Italia). Questo significa che il serial killer porta a termine un compito genericamente mosso da moventi razziali, politici, etnici, religiosi.
Il suicidio del killer rende impossibile avvalersi di testimonianze o atti processuali, obbligando un criminologo a mettere in atto una autopsia psicologica, un’analisi post mortem tesa a dipanare quanti più dubbi possibile.
Il soggetto è disorganizzato, appartenente a una classe sociale non elevata e privo di cultura; commette i crimini in un luogo perfettamente conosciuto e vicino casa, non ha un’auto o un lavoro stabile.

LA VITA DI FERDINAND GAMPER
Tra nubi e cielo, nel silenzio del vento si odono solo i pensieri della mente.
L’acqua scorre e l’aria profuma di corteccia, nulla si avvicina a Dio come la natura nel suo immobile divenire. Non v’è follia ne odio nel cuore della terra, essi risiedono nell’uomo, nel suo disarmante e incomprensibile. A passi lenti, tra quelle montagne grigie e barbute fatte di pini e mirtilli selvatici, laddove si staglia l’etereo dell’eterno e gli occhi si aprono increduli, vi era un fienile fatto di sassi e legna in cui abitava Ferdinand Gamper.
Uomo di montagna. Faceva il pastore o il contadino a seconda dei periodi, era solitario come un solo filo d’erba nelle vallate rade. Nacque a Caines, a pochi chilometri da Merano, nel 1957 da papà Adalbert e mamma Louise: il primo dimostrò un affetto inappropriato abusando del figlio in innumerevoli occasioni, la seconda fu turbata per tutta la sua esistenza da schizofrenia. La società fu un mondo a parte per Ferdinand, il quale preferì trascorrere parte della sua vita con il fratello Rickard, relegando il fratello maggiore Karl a sporadica comparsa.
Tra quelle valli ondivaghe il lavoro può essere l’unica distrazione, soprattutto in quegli anni ’90, appena sfiorati dalle comunicazioni al fulmicotone tipiche dei tempi odierni: è così che due giovani fratelli cercano un obiettivo, insieme. La, dove un rivo scosceso conduce a valle un fiumiciattolo, su un terreno ricoperto di achillea millefoglie, sorgeva un vecchio maso: è una tipica proprietà fondiaria tirolese, un’azienda agricola silvo-pastorale, composta da un edificio specifico per finalità agricole, un edificio padronale e terreni circostanti. I fratelli Gamper l’acquistano ma i risultati faticano ad arrivare: così Rickard cercherà fortuna in Germania e Ferdinand tornerà alla sua vita di prima.

LA PSICHE DEVIATA E IL SUICIDIO DEL FRATELLO DI GAMPER
La psiche di un uomo è spesso insondabile, profonda e prolissa. Cercar di farne un sunto o districarne la matassa è lavoro per pochi. Di sguardi e atteggiamenti tentiamo di farne leggi e soluzioni o appigli per comprendere l’estraneo di fronte e a noi. Così inestricabile era la mente di Rickard, il quale, tornato in Italia, apparirà e svanirà con la stessa velocità del proiettile che si sparerà in fronte.
Non saturo di perversione metterà in atto un tragico rompicapo di morte incastrando un coltello alle sue spalle, al di soprà del quale riuscirà a stramazzare dopo il colpo mortale alla fronte. Una morte che sa di penitenza, forse di rito. Nella simbologia suicidiaria un tranello così ben organizzato palesa l’anelo di morte, la concupiscenza della stessa a mo di sacrificio. Esemplare. Un colpo in testa.
Il fratello superstite si rifugerà nel fienile abitabile del defunto padre a Rifiano, riavvicinandosi temporaneamente alla madre malata: trascinata dalla schizofrenia in angusti cubicoli, giocherà a scacchi con visioni e allucinazioni. Sono portato a pensare che proprio questo periodo di vicinanza sia stato fatale nella psiche di Ferdinand: ho la convinzione, non supportata da prove concrete, che in questi anni si sia esacerbato l’odio razziale che lo porterà a commettere i tanto repentini quanto atroci atti in quel mese del 1996.

PROFILO CRIMINOLOGICO DI FERDINAND GAMPER
Privo di cultura, solo e certamente un po’ matto, abbraccerà movimenti indipendentisti e secessionisti di stampo razziale e razzista. Si avvicinerà infatti al gruppo “Ein Tirol” il quale spingeva per l’annessione dell’Alto Adige all’Austria; dal risentimento passerà alla misoginia, al vero e proprio odio per gli italiani: erano Il Male nel mondo, lui, la cura.
Il passato doloroso, i traumi subiti, l’isolamento e i lavori umili implodono bruciando quegli anfratti d’amore e comprensione che ancora pulsavano ascosi allo sguardo. Una corrente venefica spira impetuosa e cerca sfogo: minacciosa e implacabile trova respiro nell’avversione per il popolo del tricolore, dello stivale, della mamma, pasta e mandolino.
Tutto si riversa contro gli italiani, simulacro d’odio e obiettivo contro cui sfogare la propria rabbia.

Scienze come la criminologia, la psicologia e psichiatria forense ci insegnano che laddove si dipinga il turbamento e il dolore sgorghi copioso, nulla si ripara da solo. Il libero arbitrio si palesa nella sua semplice essenza: curare con amore e lacrime o comprimere, tappare e dimenticare scegliendo nuove vie in cui il dolore si tramuta in altro.
Odio, rabbia, disapprovazione e cinismo sono spesso figliastri impazziti del dolore represso: spruzzano come acqua malsana da una fontana ormai in frantumi creando pozzanghere in cui l’uomo possa specchiarsi e vedere un mondo diverso. In Gamper il dolore per gli abusi del padre, il trauma originato dal suicidio del fratello e l’intero suo vissuto rimasero una ferita aperta che continuò così a spurgare un suppurante sentimento d’odio che pervase l’animo e la psiche di Gamper conducendolo a mutare in serial killer.

I primi due omicidi di gamper
8 febbraio 1996.
Hans è tedesco, ha 61 anni ed è un alto funzionario della Deutsche Bundesbank; Clorinda è italiana ed è la sua amante.
I passi riecheggiano senza eco, il silenzio avvolge ombre e respiri: alle loro spalle si avvicina tacito un uomo con abiti e zaino nero coperto da un cappuccio che, fulmineo, estrae un’arma dallo zaino. Ferma l’uomo ponendogli una mano sulla spalla, Otto si gira e un pallettone calibro 22 gli si pianta dritto in fronte. Clorinda, attonita, lo seguirà immediatamente nello stesso destino. I due capicollano a terra, privi di vita, mentre il killer lentamente sparisce tra sbuffi di cirmolo e il rimestare d’acqua.
Le forze dell’ordine passano al setaccio il luogo del delitto immergendosi contemporaneamente nei trascorsi delle vittime: amanti di un amor illecito ma manifesto e rinomato. Una relazione clandestina totalmente alla luce del sole, accettata inoltre dalla famiglia di Otto.
Deposto il movente passionale ci si volge al movente economico: le indagini proseguono per i due giorni seguenti in delitto, quando, presso la stazione dei Carabinieri, si presentò Luca Nobile. Luca è un giovane uomo è senza fissa dimora che dichiara di aver visto un uomo alto, di carnagione scura e guance scavate, niente barba, capelli ricci vestito di scuro, sparare prima alla donna e infine al compagno.

Il terzo omicidio di ferdinand gamper
14 febbraio 1996. Merano.
Umberto Marchioro è un contadino di 58 anni e sembra morto per una causa accidentale come una caduta.
Il foro in fronte è piccolo e viene notato solo durante l’esame del medico legale. Un particolare non sfugge all’attenzione delle forze dell’ordine: Luca Nobile abita proprio a Sinigo, il quartiere del Marchioro; viene quindi interrogato nuovamente e testimonia di non conoscere il contadino ma di essere passato davanti alla sua abitazione proprio nell’ora del delitto.

Approfondite ricerche nella vita del Nobile fanno emergere malcelate verità: conosceva molto bene Marchioro, era in possesso di una calibro 22 e gli viene rinvenuto del sangue sulla giacca. Le porte del carcere si apriranno meste quando alcuni presunti amici rilasceranno testimonianze inequivocabili: viene arrestato con l’appellativo che già gli avevano attribuito. “Mostro di Merano”.
Lo borgo che tristo avea serrato scuri e occhi, s’apre a placida speranza di gaudio e sollazzo. Che lo male sia rinchiuso da freddo fero e ivi dimenticato: ma la prole d’odio ancor s’aggira indomita e irosa.

il quarto omicidio e il primo “errore”
27 febbraio 1996, ore 17,30, Merano.
Fabio Vecchiolini, 32 anni, passeggia nel centro di Merano con la compagna Yvonne Sanzio, 36 anni.
Un proiettile trafigge l’aria come ferale saetta e fende Fabio al centro della fronte; Yvonne reagisce: non vuole finire come bestia da cacciare e fugge spedita. La, dove un proiettile avrebbe potuto toglierle la vita, si stampa l’immagine del killer: è esile, dal viso magro e allungato, ha una barba incolta, capelli biondi e stempiato, occhi incavati. Ha circa 40 anni e sembra di Merano.
Qualcosa non va: un lieve sospetto, che fino al giorno prima si confondeva tra supposizioni, acquista l’irruente forza della certezza. Su Luca Nobile forse si è commesso un errore, lui dal carcere urla la sua innocenza ma la gabbia resta chiusa: troppo presto, troppe coincidenze, così il PM non lo rilascia. L’identikit fornito da Yvonne è completamente differente e arriva tra le mani della pubblica sicurezza con la velocità del vento di bora.
Subito circola in una Merano nuovamente basita:
A pronunciare queste parole è un barbiere, compagno di classe di Ferdinand Gamper. Lo conosce, non parla nemmeno italiano; è un solitario e odia gli italiani. La testimonianza del barbiere viene dichiarata inattendibile. Peccato.
Si cerca un nesso tra le vittime
Il caso è estremamente complesso: vittime di età, ceto sociale, sesso, interessi completamente differenti tra di loro. Senza nessun legame, senza nessun movente apparente. Semplicemente erano tutti italiani a parte Otto, tedesco, ma al momento del fatto parlava italiano con la sua amante.
Dubbi e incertezze che fino a quel momento avevano fatto da contenitore a un vibrante senso di terrore svelano una ineffabile concretezza: gli abitanti di Merano perdono il controllo, si chiudono in casa, corrono per strada guardandosi le spalle.

Il criminologo deve fungere da contenitore sociale e fornire risposte, farsi carico di questo senso di vulnerabilità e riportare le vittime indirette del reato su un piano di realtà, lontano dal panico interiore.

Chi è l’assassino? Come si comporta? qual è il suo obiettivo?
Le prove parlano, il modus operandi è un rituale simbolico pregno di significati: uccide senza contatto con le vittime, le sceglie a caso, è veloce e sa sparire tanto da sembrare invisibile.
Conosce quindi il luogo talmente bene da svanire e passare inosservato, dettaglio che conduce a formulare una ipotesi sulla sua bassa integrazione sociale. Uccide a caso o per una caratteristica che accomuna le vittime di origine reale o frutto della psiche. Non prova alcun rimorso per l’atto, spara un proiettile alla fronte per ottenere una morte immediata e non la sofferenza della vittima; ha dimestichezza con le armi. La sua lontananza dai bersagli emerge immediatamente; un distacco mentale e fisico, quasi ribrezzo.
Non vi sono dettagli che lo interessano, come mani, occhi o capelli, non si accanisce sulle vittime, nessun souvenir: non le conosceva. Sembra una esecuzione o una punizione, ma la seconda alternativa premetterebbe un legame con le vittime. In questi casi il movente può essere politico, etnico, razziale.

Il quinto omicidio di Ferdinand Gamper
1 marzo 1996. 9,30 Rifiano.
Tra i filari di mele, lungo una scoscesa salita si staglia un fienile, il basamento in pietra e la parte superiore in legno.
Dall’interno, spavaldo, ne esce l’inquilino, Ferdinand Gamper, che attraversa un tratto di prato per entrare nella proprietà della famiglia che risiede li accanto.
Tullio Merlchiori è uscito in ciabatte a prendere il giornale: la moglie sente lo sparo ed esce.
Lo vede a terra, Ferdinand li osserva entrambi e se ne va. A terra un messaggio scritto a penna: “sono un italiano immigrante responsabile di infanticidio, ancora una volta siete arrivati tardi”. Su un piccolo cespuglio di aconito viola, schizzi di sangue fresco colano lenti.

l’ultimo omicidio
Gli eventi si susseguiranno a un’estenuante, frenetico ritmo: Gamper si asserraglia nel suo fienile, elicotteri e sirene della polizia spaccano quella eterna quiete.
Viene immediatamente circondato: è lui il mostro di Merano.
Il maresciallo Guerrino Botte dirige le operazioni; si muove per primo, scoperto. Alcuni brevi, ultimi giorni lo separano dalla meritata pensione che un proiettile tra gli occhi non gli permetterà di godersi mai. Preciso come un cecchino, il killer ha mietuto la penultima vittima: un fumogeno schiva i dardi metallici che sibilano invisibili e letali entrando nel fienile che prende fuoco.
La scena è impressionante, Gamper asserragliato nell’edificio che brucia come paglia spara l’ultimo colpo rivolgendo la vecchia carabina contro sé stesso. Venti minuti di attesa e gli specialisti del U.A.C.V., l’unita di analisi del crimine violento, sfondano le crepitanti porte dello stabile trovando Ferdinand riverso a terra, morto con un colpo in fronte.
Pochi giorni dopo, alla funzione del suo funerale, saranno presenti una bara e un prete.

Ferdinanand Gamper: serial killer missionario a sfondo razziale
Una vicenda di confine, quasi sconosciuta in Italia e dalla grande risonanza in Germania e Austria, probabilmente a causa delle tinte razziali ci cui è permeata. Luca Nobile sarà chiaramente scarcerato dopo l’evento finale nonostante i tanti dubbi rimasti aperti circa la sua testimonianza.
Il suicidio del killer rende impossibile avvalersi di testimonianze o atti processuali. Questo obbliga il criminologo a mettere in atto una autopsia psicologica, un’analisi post mortem tesa a dipanare quanti più dubbi possibile.
Ferdinand Gamper fu un assassino seriale classificabile come “missionario”, che porta genericamente a termine un compito mosso da moventi razziali, politici, etnici, religiosi.
Fu quasi certamente mosso dall’odio verso gli italiani, tali erano le vittime che, come già rilevato in precedenza, non avevano nulla in comune tra loro se non la provenienza; l’assenza di prove è proverbialmente una prova stessa e permette di concentrare un cono di luce sulle uniche alternative. Il soggetto è disorganizzato, appartenente a una classe sociale non elevata e privo di cultura; commette i crimini in un luogo perfettamente conosciuto e vicino casa, non ha un’auto o un lavoro stabile.

CONCLUSIONI ALL’ARTICOLO SUL MOSTRO DI MERANO
Con precedenti di poco conto, traumi importanti e abusi durante l’infanzia, rientra in una categorizzazione perfetta.
Mira alla testa per un’ abominevole serigrafia di morte che vede il modello originale nel suicidio del fratello Rickard; il lobo frontale è però la zona dell’emisfero cerebrale adibita alla produzione delle attività psichiche superiori, pensieri e idee, ossia la posizione anatomica esatta da cui si originano tutte quelle voci che lui certamente sentiva.
Sarebbe stato provvidenziale avvedersi del “fattore scatenante” di quei sei delitti, compiuti tutti, vale ricordarlo, in un unico mese dall’8 febbraio al 1 marzo 1996: ciò risulta irrealizzabile e con esso far luce sulle infinite trame di una mente trafitta ben prima che quell’ultimo proiettile ne fermasse la coscienza definitivamente.
Dottor Mattia Curti
Suggerimenti di lettura in merito all’articolo su Ferdinand Gamper
Se ti ha incuriosito l’articolo e vuoi scoprire altre storie criminali ti invito calorosamente a esplorare la mia rubrica “Monografie Seriali“, dedicata alle storie dei serial killer italiani, tenuta per la rivista de “i divulgatori seriali di conoscenza“.
Questa serie di articoli offre una profonda analisi delle loro vite, dei loro crimini e delle loro motivazioni, con l’obiettivo di fornire al pubblico una comprensione più approfondita di questi casi di crimine.
Ecco alcuni degli articoli che potresti trovare interessanti oltre a quello che hai già letto:
“Simone Cassandra – Il serial killer di Norma (che non sapeva di esserlo)“
“Elvino Gargiulo – I misteri del mostro del Quadraro“
“Leonarda Cianciulli – 13 piccole bare bianche in un viaggio esoterico tra maledizioni e riti magici“
“Ludwig: l’organizzazione criminale neonazista fondata da Abel e Furlan, serial killer missionari“
“Maurizio Minghella, il serial killer ‘assetato di sangue‘”
“Roberto Succo, il killer della luna piena“
“Sonya Caleffi, l’infermiera serial killer – morire d’aria“
“Ferdinand Gamper, sei spari nel silenzio“
Oltre alla trilogia su Donato Bilancia:
“Donato Bilancia, ho voglia di uccidere – Donato il timido, Walter il ladro“
“Donato Bilancia, da assassino a serial killer“
“L’edonista dominatore“
Se sei interessato a saperne di più sulla mente dei serial killer italiani e sui loro terribili crimini, ti invito a leggere uno di questi articoli. Le mie Monografie Seriali offrono una prospettiva approfondita sulla criminologia e sulla psicologia di questi casi, fornendo un’opportunità unica di apprendimento e riflessione.
Buona lettura!
Davvero molto accurato e interessante
Bravo Mattia! Interessante articolo e stile molto scorrevole e coinvolgente! Complimenti!
Il dottor Curti riesce a sintetizzare vicende complesse, senza tralasciare particolari importanti. È sempre un piacere leggere suoi scritti.
Roberto P
Ancora una volta il dottor Curti ci catapulta in un mondo fatto di orrore e follia ma sempre senza indulgere al sensazionalismo, nel pieno rispettodella sensibilità del lettore e sottolineando il complesso di motivazione che portano il carnefice a diventare tale. Linguaggio ricercato scientificamente appropriato ma comprensibile
Una serie assai interessante. Ben scritta e ben documentata
Il dottor Mattia Curti con un linguaggio forbito ma comprensibile anche ai non addetti ai lavori riesce a incuriosire il lettore e a renderlo partecipe. Complimenti!
Complimenti una storia molto ben documentata e con uno stile brillante e che rapisce nella lettura
Articolo molto accurato e rigoroso su una vicenda che, devo ammettere, non conoscevo. Complimenti all’autore per il gran lavoro svolto.
Non è il mio genere di lettura preferito, ma per curiosità l’ho letto tutto d’un fiato e mi ha stupito per il linguaggio perfetto e per la scorrevolezza del testo. Bravo Mattia Curti.
Questo lavoro analizza l’animo umano con lucidità utilizzando un linguaggio preciso, scientifico ma perfettamente comprensibile. Complimenti al dottor Curti.
Complimenti x l’accurata
esposizione!!!
Il dottor Curti ha saputo nuovamente trascinare il lettore nel viaggio nella mente del serial killer, in quella zona d’ombra dove l’unica ratio sembra essere la follia. Un viaggio attraverso interrogativi che troppe volte non trovano risposta. Linguaggio evocativo che porta il lettore alle spalle del killer, come presente sulla scena. Impossibile non tornare al titolo e leggere la perfetta sintesi nelle parole “sei spari nel silenzio”
Raccoto avvincente, sia per il contenuto sia per lo stile di scrittura capace di unire scelte lessicali efficaci a una struttura sintattica che ti invoglia a proseguire nella lettura. Molto coinvolgente, compllimenti!
Ottimo lavoro
Un caso davvero interessante e un dossier lucido e avvincente. Grazie!
Monografia accurata e densa di dettagli molto interessanti che trascinano il lettore in un mondo intriso di crimini e follia. Lettura piacevole e avvincente. Complimenti vivissimi all’autore dott. Mattia Curti
In molti cercano di addentrarsi all’interno di quel complesso labirinto che è la mente umana, alcuni non ne escono, altri ce la fanno con difficoltà o grazie alla fortuna, altri ancora, come te, ci riescono incredibilmente, smascherando i mostri che dentro si annidano.
Non ricordavo questa storia. Grazie per l’interessante ricostruzione e l’accurata analisi criminologica.
Chiaro, ricco e sempre avvincente. Un bravo a Mattia Curti!
Chiaro, ricco e avvincente. Bravo Mattia Curti!
Articolo dopo articolo, mi sono appassionata alla criminologia grazie al dott. Curti e alle sue brillanti trattazioni.
Ancora una storia di dolore, follia e sbagli, descritta con precisione ma non pesantezza che si legge con interesse crescente grazie all’esposizione del dottor Curti
Articolo interessante, dettagliato senza scadere nella pesantezza.
Lodevole la ricerca lessicale e l’uso di un linguaggio evocativo.
Lettura piacevole a dispetto dell’argomento.
La ricostruzione puntuale e accurata e l’esposizione lucida e senza clamori rendono questo dossier una lettura avvincente sin dalle prime righe. Complimenti al dottor Curti!
Saggio breve scritto molto bene. Spero di leggere presto il suo prossimo lavoro.
Non ricordavo tutti I casi di cui il dottor Curti si è occupato, ma le sue ricostruzioni, lucide e ben documentate, mi hanno permesso di recuperarne la memoria. Sono partita dall’ultima in ordine di tempo e poi ho scoperto le altre. Attendiamo la prossima.
Molto interessante la ricostruzione di una serie di delitti poco noti in Italia, come giustamente rimarcato. Incisiva l’analisi psicologica dell’omicida (autopsia psicologica…).
Bravo Mattia!
Anche in questo caso i traumi dell’infanzia hanno lasciato un segno indelebile. Ma fino a che punto? Molto interessante davvero.
Racconto ben scritto e avvincente grazie alla documentata ricostruzione, non conoscevo la storia è mi ha molto incuriosita. Complimenti al dott.Curti
Racconto ben scritto e avvincente, ricostruzione ben documentata, non conoscevo la storia è mi ha molto incuriosita. Complimenti al dott. Curti
È la prima volta che leggo uno scritto del dr. Curti, l’ho trovato molto interessante e avvincente.
Articolo interessante, chiaro ed esaustivo. Il dottor Curti rievoca i fatti in modo semplice, elegante, avvincente anche per i non “addetti ai lavori”, spiegando con chiarezza alcuni risvolti psicologici che sottostanno ai fatti. Leggerò certamente altri saggi dello stesso autore. Consigliato…
Interessante e ben raccomanta dal Dott.Curti la tragica storia di quest’uomo vissuto in una famiglia di persone con gravi problemi di salute mentale che purtroppo sono stati trasmessi ai figli.
Molto interessante l’analisi psicologica! Ben scritto e appassionante. Esplorero’ le altre menti criminali grazie all’autore.
È la prima volta che leggo uno scritto del dr. Curti e l’ho trovato molto interessante e avvincente.
Sempre molto difficile riuscire a parlare e scrivere o descrivere il profilo di individui soprattutto se non conosciuti di persona. In questo articolo si evince la capacità soggettiva di ipotizzare tesi e l’oggettivita nell’utilizzo dei fatti conosciuti. Complimenti
La sfida raccolta dal Dott . Curti per l’autopsia psicologica , l’analisi post mortem tesa a dipanare quanti più dubbi possibili ha fatto sì che i pensieri della mente di questo serial killer diventassero urla assordanti fra le montagne della sua dolorosa esistenza.
Complimenti !
lucida analisi della complessità del male, capace di ricostruire come questo spesso provenga dalla solitudine, e da una mente contorta e rancorosa con il mondo;
l’autore tratteggia i caratteri del maligno, in modo incisivo ed a tratti quasi poetico
Lettura molto interessante e coinvolgente,mai scontata, di una storia che non conoscevo. Complimenti all’autore che ci conduce all’interno della psiche umana con magistrale competenza di linguaggio e di conoscenza dei sentimenti umani!
Lettura accattivante e avvincente. L’autore, con accurate e precise informazioni, non solo riesce a dare al lettore una visione completa della vicenda ma lo fa entrare nella mente del killer.
Lettura molto interessante… Complimenti all’autore
Un racconto avvincente , vissuto tutto d’un fiato . Suggestive le immagini che accompagnano il testo
Complimenti !
Complimenti al dott. Mattia Curti, capace di descrivere le tante sfaccettature della mente degli assassini seriali, andando al di là delle categorie criminologiche, che tendono a classificare questo tipo di pluriomicidi solo in base al movente che li spinge ad agire
Dr. Curti, mi chiedevo se fosse possibile avere le fonti su cui si è basato per questo articolo. Lo chiedo perché da tempo sono interessato al caso e in rete si trova poco o nulla.
Ho letto con molto interesse questo saggio. Mi è piaciuto lo stile espositivo, ricco di immagini letterarie ed allo stesso tempo preciso nel rispetto del discorso disciplinare. Complimenti al Dott. Curti !
Complimenti al criminologo per la trattazione dell’argomento affrontato in modo preciso e dettagliato.
Non ero a conoscenza di queste orribili vicende, devo fare i complimenti per l’attenta e approfondita analisi al dottor Curti!
Isabella Panzarasa.
Come sempre, racconto avvincente. Complimenti Mattia!
Storia interessante e ancora attuale. Come sempre l’hai raccontata in modo avvincente.
Bravo Mattia!
Interessante e molto ben approfondito , soprattutto x gli amanti del genere e dell’argomento .Complimenti Mattia .