I disturbi d’ansia nei giovani rappresentano una delle sfide più diffuse e delicate nell’ambito della salute mentale di bambini e adolescenti. Queste condizioni non solo colpiscono quasi un bambino su 12 e fino a un adolescente su 4, ma si manifestano spesso con sintomi che possono passare inosservati o essere sottovalutati, con conseguenze che si ripercuotono sulla loro crescita, istruzione e benessere generale. Secondo le stime, oltre il 7% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni e più del 36% dei bambini convivono con forme di ansia che richiedono attenzione.

Quando si parla di disturbi d’ansia nei giovani, è fondamentale comprendere che non si tratta di semplici paure o preoccupazioni legate alla crescita. Questi disturbi includono condizioni specifiche come le fobie (20%), il disturbo d’ansia sociale (9%) o il disturbo di panico (2%), che possono influire profondamente sulla vita quotidiana dei ragazzi. I loro effetti vanno ben oltre la sfera emotiva, impattando anche il corpo e le relazioni sociali.

In un’epoca in cui i fattori di stress esterni sono sempre più presenti — dai traumi familiari alle pressioni scolastiche, fino agli effetti della pandemia e ai rischi del cyberbullismo — i disturbi d’ansia nei giovani meritano maggiore attenzione da parte di genitori, educatori e professionisti della salute. Il riconoscimento precoce e il trattamento adeguato sono infatti essenziali per migliorare la qualità della vita di chi ne soffre e prevenire il rischio di cronicizzazione in età adulta.

“Anxiety”

Tassi di prevalenza dei disturbi d’ansia nei giovani

Tali disturbi comprendono alcune fobie specifiche (20%), il disturbo d’ansia sociale (9%), il disturbo d’ansia da separazione (8%), l’agorafobia (2%), il disturbo di panico (2%) e il disturbo d’ansia generalizzato (2%).

Lo screening dei DA è consigliato a partire dagli otto anni, in quanto le evidenze a sostegno al di sotto di tale età risultano scarse.

Bambina che si copre le orecchie

Fattori di rischio in infanzia e adolescenza

Tra i fattori di rischio riconosciuti vi sono: l’anamnesi familiare di disturbo d’ansia da parte dei genitori, lo stato socioeconomico, l’esposizione a violenze e a traumi familiari o extra-familiari, fattori ambientali (eventi storici particolari, come il COVID-19) e biologici (come ereditarietà e temperamento), mal utilizzo dei social network e cyberbullismo.

Ragazzo preoccupato per le discussioni fra i suoi genitori

Sintomi psico-fisici dei disturbi d’ansia

I sintomi comprendono ansia, paura o eccessiva preoccupazione, sproporzionata rispetto alla situazione, all’evento, alla persona, all’oggetto o alla minaccia designata.

I sintomi fisici si manifestano con l’attivazione del sistema nervoso autonomo e comprendono diaforesi, palpitazioni, compressione toracica, nausea, sincope, brividi e tensione muscolare.

Il picco di attivazione del sistema nervoso autonomo si osserva poi negli attacchi di panico, che possono verificarsi in qualsiasi DA. Altre risposte comportamentali indicative includono la riluttanza a intraprendere determinate attività e l’evitamento di determinati oggetti o persone.

E fin qui i sintomi del disturbo d’ansia presenti nei bambini e negli adolescenti sono simili a quelli degli adulti. Nei bambini e negli adolescenti troviamo però anche altri comportamenti patognomonici, come il pianto, i capricci o l’aggrapparsi ai genitori quando affrontano o prevedono di affrontare una situazione, un evento, una persona o un oggetto percepito come minaccioso.

Questi sintomi persistono nel tempo e impattano negativamente sul funzionamento della persona in uno o più ambiti, come l’istruzione e le prestazioni sociali e interpersonali.

Nella loro valutazione, è importante distinguere i sintomi di un disturbo dalle normali paure e dai comportamenti coerenti con lo sviluppo, come nel caso dell’ansia da separazione, consona nei neonati e nei bambini più piccoli.

La contestualizzazione di tali sintomi e l’individuazione dei fattori scatenanti possono essere cruciali per distinguere i disturbi d’ansia specifici.

Medico e paziente durante la raccolta anamnestica

Valutazione e diagnosi

L’esame obiettivo deve escludere ovviamente condizioni mediche che possono presentare sintomi simili all’ansia e comprendere i distretti cardiopolmonare, addominale e nervoso e includere un esame mirato della testa e del collo di sistemi muscolo-scheletrico e tegumentario.

Un ulteriore passaggio è quello di sondare l’utilizzo di sostanze o altre condizioni medico-organiche che possono provocare sintomi ansiosi (intossicazione o astinenza da sostanze stimolanti o alcoliche, da benzodiazepine o oppioidi; obesità; ipertiroidismo; malattie cardiopolmonari; etc.).

Infine dovrà essere indagata la sfera della salute mentale, procedendo con la diagnosi differenziale sui criteri del DSM-5 (APA, 2015), al fine di escludere altri disturbi mentali che possono causare sintomi ansiosi.

Adolescente che fuma

La diagnosi

La diagnosi si basa su un colloquio clinico con il bambino o l’adolescente e con i caregiver principali. Inizialmente è subito bene raccogliere un’anamnesi medica e psichiatrica del paziente e un’anamnesi familiare, focalizzandosi sull’ansia e altri disturbi mentali.

È altresì necessario indagare eventuali pregresse assunzioni di terapie farmacologiche, includendo i farmaci assunti su prescrizione medica, quelli da banco, i prodotti erboristici o alternativi, e l’uso di sostanze da parte dell’adolescente, dei caregiver o di altre persone all’interno del nucleo familiare.

Colloquio psicologico con paziente e nucleo familiare

Altre aree anamnestiche da considerare sono quelle legate a eventuali traumi, fattori di stress psico-sociali presenti o passati, il funzionamento sociale con gli adulti e con i coetanei e il rendimento scolastico. In ultimo, è sempre di fondamentale importanza valutare il rischio suicidario, indagando eventuali comportamenti autolesionistici e l’ideazione suicidaria.

Mani ferite da gesti autolesionistici

Un’anamnesi psicosociale dettagliata e un quadro completo dei fattori di stress consentono di differenziare le preoccupazioni, le paure e le risposte allo stress appropriate per lo sviluppo da un DA. Identificare punti di forza e risorse e avvalersi, ove possibile, del sostegno familiare, sarà infine necessario per sviluppare un’adeguata alleanza terapeutica e cominciare la presa in carico del paziente.

Dopo la valutazione e la diagnosi, possono essere prese in considerazione trattamenti psicologici e/o farmacologici, in base alla gravità dei sintomi, alle preferenze del paziente e dei caregiver e alla disponibilità e qualità del trattamento psicosociale.

Terapia psicofarmacologica

Il trattamento d’elezione è considerato quello combinato di psicoterapia e farmacoterapia. Nella metapsicologia psicoanalitica il meccanismo dell’ansia è uno dei concetti centrali.

Secondo la teoria del conflitto pulsionale classica e la teoria delle relazioni oggettuali, nel disturbo nevrotico del bambino l’ansia è considerata come un segnale indicativo di un conflitto interno. Lo scopo del trattamento è perciò quello di individuare e risolvere il conflitto sottostante il disturbo d’ansia e favorire la regolazione degli affetti e degli impulsi implicati.

Gli sviluppi della clinica hanno permesso di direzionare iI proprio focus sul “tema relazionale conflittuale centrale” individuato alla base del sintomo. Gli interventi, in questi casi, sono sia di tipo interpretativo che supportivo, finalizzati a incoraggiare il paziente nel far fronte alle situazioni ansiogene.

Le linee guida dell’AACAP indicano che la psicoterapia individuale e il supporto familiare devono essere considerate essenziali di un trattamento multimodale per i DA.

Nonostante l’evidenza scientifica ci dica che la psicoterapia ha una buonissima efficacia nel trattamento di questi sintomi e di questi disturbi, la terapia farmacologica può essere presa in considerazione, e risultare una preziosa alleata, ad esempio quando il bambino o l’adolescente presenta sintomi di grado moderato o grave (attacchi di panico, incapacità o rifiuto di andare a scuola, etc.). In questi casi la terapia farmacologica può essere utilizzata o in monoterapia o in concomitanza al trattamento psicologico.

I farmaci

I farmaci utilizzati con più frequenza sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), generalmente ben tollerati, che rappresentano il pilastro del trattamento. Fluoxetina (Prozac) ed escitalopram (Lexapro) sono invece farmaci antidepressivi che trattano efficacemente i disturbi d’ansia infantili.

Anche gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI) si sono dimostrati efficaci. La Duloxetina (Cymbalta) è l’unico farmaco approvato dalla Food and Drug Administration (FDA)degli Stati Uniti per il disturbo d’ansia generalizzato nei bambini di età superiore ai sette anni.

Per le antidepressivi come gli SSRI e gli SNRI vi è un’avvertenza dell’FDA relativa all’aumento del rischio di pensieri e comportamenti suicidari nei bambini e negli adolescenti. Dunque è bene spiegare sempre questo rischio ai pazienti e ai loro caregiver prima della prescrizione farmacologica, ottenere il consenso informato e utilizzare i farmaci in modo selettivo.

Come funziona la terapia farmacologica

Una volta concordi sul loro impiego, l’inizio della terapia farmacologica deve avvenire al minor dosaggio possibile per il farmaco scelto, con una titolazione crescente dopo la prima settimana, se ben tollerata. Non deve spaventare se i dosaggi terapeutici risultano simili a quelli degli adulti, poiché il motivo è che i bambini tendono a metabolizzare rapidamente i farmaci.

I sintomi devono essere monitorati regolarmente dopo l’inizio della terapia farmacologica. Tale monitoraggio serve anche a limitare il più possibile la durata della terapia, anche se gli effetti a lungo termine legate all’utilizzo degli antidepressivi nei bambini e negli adolescenti sono ancora in parte sconosciuti. Dunque un atteggiamento più cauto è quello giusto da assumere. Il disagio e la sospensione dovranno poi avvenire in un periodo privo di stress (che può coincidere, per esempio, con la fine della scuola e l’inizio dell’estate).

Ovviamente, la prognosi migliora con l’intervento precoce, il supporto da parte dei caregiver e la collaborazione multidisciplinare. Infatti la strategia che risulta essere più efficace è quella di un trattamento combinato: psicologico e farmacologico. La terapia combinata sembra infatti essere in grado di fornire maggiori benefici.

Nonostante questo, alcuni disturbi d’ansia infantili possono persistere in età adulta, virando verso una cronicizzazione della sintomatologia.

I trattamenti evidence-based, l’intervento precoce, il supporto il modello dei caregiver, la collaborazione multidisciplinare e il coordinamento delle cure sono imprescindibili per una prognosi migliore.

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Dottoressa Elena Tsoutsis, psicologa

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