Donna, madre, strega, assassina: seppellì il frutto del suo grembo e visse covando rancore. Gaetana Stimoli vide il maleficio e credette nel sortilegio fino a mutarsi in ragno, strega d’inganni che attese piccini innocenti con latte e dolcetti.

Quando il dolore divenne odio, la morte danzò tra i vivi strappandone la prole. Una serial killer missionaria organizzata per la Sicilia di fine ‘800.

L’isola flagellata

Adernò (moderna Adrano, provincia di Catania), 1895. Antiche vestigia greche abitate dal popolo del mare, gli Shequelesh, uno degli appellativi dei i vetusti padri siciliani. Terra sull’Etna, un cielo a schizzi rossi a soli 20 km da Catania e dal mare. Fiorente Adernò. Strategica per commercio e comunicazioni perchè crocevia per l’entroterra, sede dei Carabinieri e di una centrale elettrica ma bersaglio per epidemie di tifo, colera, difterite e vaiolo.

Pioppi e terra beige, prati su sabbia grigia e nera. Posizione determinante, l’isola della “trinacria” butta sul mare porti come Catania, tanto indispensabili per la sopravvivenza quanto indifesi dai rischi che frequenti transiti portano con sé come malattie e facili contagi. Dolce come la polpa del fico d’india, la Sicilia fine ‘800 ne saggiò anche le pungenti spine: trafitta da pestilenze e carestie, falcidiata da febbri tifoidi, polmoniti e influenze.

I santi Francesco e Chiara, e angeli sulle nubi
Anonimo parmense
Fine XVI – inizi XVII secolo

Preghiere e occulto

Prima i piccini, poi gli anziani, queste le preferenze dei violenti morbi che proliferarono a causa della precarietà delle condizioni igieniche, povertà, sanità antesignana.

Quando i funerali superarono i battesimi, le bare cominciarono a scarseggiare, il paese implorò l’intercessione di Dio, un santo o un salvatore e quando nulla accadde, si rivolsero alla magia. Di fronte all’impotenza della scienza, quando il destino è scritto, l’uomo abbraccia la fede e talvolta cede ad occulte credenze.

Funerale del bambino Luigi Nono

Gaetana Stimoli: cinque figli “strogati”

347 i decessi di neonati giornalieri registrati in Italia nel 1987 contro i due odierni. Tra quelle morti anche i due figli di Gaetana Stimoli, trentenne “mugghieri” del paese: due volte la morte bussò e a nulla valsero preghiere e sacrifici. Una famiglia semplice che non potè o non volle rivolgersi ad un medico perchè priva di finanze, udì nuovamente gli zoccoli di San Bartolomeo altre due volte. Quattro decessi e un’ultima speranza di salvare il quinto figlio, anch’esso già ammalato.

Disperata, sconvolta nel più intimo recesso, perse la fiducia rimasta rivolgendosi ad un ciarlatano, allo stregone che tutti dissero essere in grado di spezzare anche gli infrangibili malefici. “Strogati” disse il santone, maledetti, stregati da un’anima maligna. Scienza e lume vacillarono, la donna saggiò il raggiro colto dall’irrazionale mistificazione del vero fallendo nuovamente. “Troppo potente questo incantesimo” anche il quinto figlio tirò le cuoia senza concedere alcun risarcimento.

Morte ai figli di Adernò

Gaetana parve fissare il muro, vide oltre il santone e fuori dalla finestra, dietro di lui, verso quei “picciriddi” che ancora scorrazzavano felici per le strade di Adernò. Lesto toccò quel pensiero, “crepassero tutti quei fortunati figli di cagna” e ogni madre miracolata patisse il suo supplizio; sparisse la vita da Adernò, proibita ai piccoli eredi.

Una giovane donna attese bimbi affamati, vigile dietro vetri consunti pronta a ghermirli con dolci e latte maledetto. Ricorda forse i Fratelli Grimm?

Gaetana, la strega di Adernò

Il “carramuni” (Euphorbia bivonae), una velenosissima pianta locale, comune e diffusa. Gaetana Stimoli strappò qualche stelo spremendone il succo, poi un cucchiaio di fosforo e tutto dentro a bottiglie di latte; preparò anche qualche dolcetto. La porta socchiusa e il profumo invitante, la “zita mmaliditta” attese paziente picciriddi curiosi finchè fermarono il passo cedendo alla voglia. Caudo ca fa! Ecco allora il latte stregato per ogni assetato che indusse alla porta per qualche sorsata. “Volete un dolcetto? un bicchiere di latte?” E come “strogati” chiusero gli occhi tra atroci dolori.

23 le anime ingenue dai 4 ai 6 anni a soffrire supplizio d’un male incurabile. Letale intruglio di mano malata trasmigra le genti a stato incorporeo, svuota quei corpi sopiti per sempre nell’ultimo abbraccio straziato dei cari. Tante le morti, che eruditi e sapienti trassero il fiato credendo nel fato d’una epidemia per criature. Quasi una al giorno perse la vita perchè tutto si svolse da settembre a ottobre, un mese d’orrore fino al classico errore.

Il bambino salvato

“Totò” bevve ma non tutto. Oppure Gaetana perse il tocco di strega? Totò stette male, così male da chiamare il chirurgo: vomito, crampi, astenia, diarrea fino all’insufficienza epatica, i soliti segnali. Sintomi stessi ma in forma più lieve e il medico riuscì a salvarlo ed estrarne del sangue. Avvelenamento da fosforo, questa la diagnosi.

Dove andò “Totò quel pomeriggio? Facile, il piccolo entrò a casa di Gaetana e bevve solo un bicchiere di latte.

Gaetana, madre affranta e serial killer

Mai attese i gendarmi sfondarle la porta perchè nessuno sospettò di lei: non sunnu io! Sunnu innocente! fino alla inevitabile confessione.

Inizialmente trasportata dal sadico piacere degli atti commessi crollò nel dramma patito dalla morte dei figli, l’onta d’impotenza e l’incessante odio: morti i figli miei, morte ai figli di Adernò. Stregata d’ingorda invidia per quella indebita concessione alla vita che altri toccò e non a lei, perse figli e libertà, trascinata in galera assieme al marito ed altre sette persone coinvolte.

Arresto di Giovanna D’arco-Aldo Carpi

La strega rischiò il linciaggio

Tradotta nottetempo al carcere di Catania, imbacuccata per evitare il linciaggio, Gaetana recise le carni tentando il suicidio dando infine voce alle salme seppellite in luoghi ignoti. Imbracciate vanghe e picconi, condusse i gendarmi alle piccole tombe scavate nell’arida terra.

Solo una volta contate le vittime, la scoperta sdegnosa: anche il figlio della sorella, nipote della assassina, cadde vittima del latte fosforoso.

Veleno Oasis 1981-autore sconosciuto

La strega morì dietro le sbarre

“Alienata” si disse al processo, affetta quindi da patologia psichiatrica, l’assassina reo confessa rese dichiarazioni sì lucide e dettagliate da cancellare questa eventualità e subire la condannata all’ergastolo. Sostenne la tesi della maledizione fino al suo decesso avvenuto in solitudine, molti e molti anni dopo.

Considerazioni criminologiche

Cronache antiche, risalenti ad epoche remote: fatti attuali concordano con il moderno sviluppo della scienza criminologica ma una serial killer di fine 1800 va contestualizzata nel panorama storico di rifermento.

Gaetana Stimoli risulta una serial killer missionaria organizzata. Una figura non dissimile, per alcune caratteristiche, alla celeberrima Leonarda Cianciulli, saponificatrice di Correggio e a Ferdinand Gamper, mostro di Merano.

Profilo seriale decisamente “moderno”, la Stimoli scelse la via della vendetta in conseguenza a imprevedibili accadimenti responsabili della morte dell’interna figliolanza. Prevedibilmente fusa ad un contesto sociale storicamente coeso, muta a fattucchiera vendicativa, determinata a sradicarne le fondamenta.

Medicina e malasorte

Incentivata da un retaggio culturale diffidente o impotente verso la scienza medica, pose credito alla miscredente flatulenza dell’occultismo popolare. Culturalmente relegata all’analfabetismo, Gaetana subì il consueto indottrinamento di dogmi familiari, credenze e costumanze. Misticismo, fato e malasorte, radicarono nel sud Italia proprio come il carramuni, erba infestante, fungendo da spiegazione o nesso causale a vere e proprie piaghe concepite come maledizioni o punizioni divine.

Così fatture, sfortune, maledizioni e malocchi resero comprensibili fatti ed atti apparentemente immotivati ed incomprensibili se non con l’intervento della scienza. Gaetana intervenne implorando inascoltate intercessioni a Nostro Signore Gesù Cristo cedendo quindi al fatalismo.

Stroncati dall’ineluttabile, rassegnati all’inevitabile riscopriamo la fede, attacchiamo la speranza come mendace responsabile, stronchiamo la ragione fornendoci vittime di furfanti truffatori. Una lente di ingrandimento assai attuale quella sottoposta rende altrettanto comprensibile la figura della “madre” Gaetana, caduta tra le braccia del santone di Adernò.

Il movente della vendetta

Sconvolta e presa in giro, l’assassina si concesse al più facile incoraggiamento interiore: la vendetta. Incatramare sventurati superstiti del lacrimoso odio di mugghiera maledetta impersonando la sciagura a lei toccata, questa la vocazione.

Nata con Seneca, le cui vestigia greche rivestono tutt’oggi i primordi di Adrano, la più antica tra le tematiche ripropone la sua attualità; se il filosofo scrisse di Agamennone, Medea, Ippolito ed Ottavia, gli autori del teatro elisabettiano le misero in scena arricchendolo del Gorboduc di Thomas Norton e Thomas Sackville, Christopher Marlowe  con L’ebreo di Malta e William Shakespeare  con l’ Amleto e Tito Andronico.

Maledizione, non punizione del Cielo. Se Gaetana avesse creduto nel castigo di Dio in violazione delle leggi del Signore sarebbe intervenuta la colpa che probabilmente avrebbe fermato la mano della donna. L’accanimento di forze oscure ed inaccessibili rimase distrazione dal dolore patito e veicolo di perseveranza per emozioni insondabili.

Lucio Anneo Seneca. Busto in marmo

Il modus operandi della strega di Adernò

Metodo ed organizzazione testimoniano la determinazione della donna che sfruttò mezzi di immediata reperibilità ma di efficacia disarmante. Creò un intruglio letale e dagli esiti devastanti mescolando un veleno naturale al fosforo bianco confondendone il sapore amaro grazie al latte. Quindi adescò i piccoli con una prevedibile facilità facendo leva sulle fragilità delle vittime e sfruttando la sua dote di madre.

Nonostante perseguisse il piano criminale in pieno giorno, confuse il proprio operato restando invisibile ed occultando 23 cadaveri rinunciando al rimorso. Rileva l’omicidio del nipote, caduto anch’esso nella tentazione di una tazza di latte: Gaetana agì risoluta, coagulata alla missione.

Serial killer o associazione a delinquere?

Assenti motivazioni economiche o disturbi mentali diagnosticati, ritengo probabile la donna patisse una sindrome psicotica di tipo paraoideo o maniacale con l’insorgere di un disturbo antisociale di personalità: ipotesi, nulla più. Difficile pensare ad un soggetto i cui processi mentali siano sopravvissuti integri ad un così veloce susseguirsi di eventi traumatici.

Certamente aiutata in questa dettagliata missione (la donna accolse presso la sua abitazione i picciriddi, meta sicura di altre genti del vicinato) Gaetana finì i suoi giorni in cella, avulsa dal mondo che cercò di distruggere: da madre “creatrice” a donna “distruttrice”, un capovolgimento proiettivo del dolore introiettato a causa della perdita.

Dott. Mattia Curti, criminologo

Ringraziamenti

Ringrazio chi della scrittura si fece lettore appassionato e benefattore. Che la mente dei mecenati resti avulsa dal vizio, ozio, dalla povertà dell’ignoranza grazie a passione, a cultura, scintilla creativa.

Suggerimenti di lettura in merito all’articolo su Gaetana Stimoli:

Se ti è piaciuto questo articolo su Gaetana Stimoli, la strega di adernò, e desideri esplorare altri volti oscuri della criminalità italiana, ti suggerisco di dare un’occhiata agli altri articoli della mia rubrica:

Ritratti Seriali

Uno sguardo intenso ma sintetico sui protagonisti più inquietanti della cronaca nera, attraverso brevi approfondimenti criminologici su figure criminali borderline, spesso dimenticate.

Michael Lupo – Il serial killer dominatore BDSM. Italiano trapiantato a Londra, Lupo adescava e uccideva uomini con un modus operandi dominatore e sadico, dopo aver contratto l’HIV. Una figura ambigua tra dolore e vendetta.

Antonio Boggia – Il mostro della “Stretta” Bagnera. Primo serial killer italiano conosciuto, uccise per profitto nella Milano dell’Ottocento. Smembramenti e rituali macabri nella cantina di via Bagnera.

Pierluigi Corio – Il serial killer che uccideva gli amici. Detto il “Fregoli di Bergamo”, serial killer per profitto che sfruttava i legami d’amicizia per colpire e guadagnare.

Monografie Seriali

Qui invece trovi i miei studi più approfonditi sui serial killer italiani, tra perizie psicologiche, processi e profili criminali dettagliati.

Trilogia su Donato Bilancia – L’edonista dominatore
La “Trilogia su Donato Bilancia” è una serie di tre articoli che esplorano la storia e la psicologia di uno dei serial killer più noti d’Italia. Ognuno dei tre articoli offre uno sguardo unico su diversi aspetti della sua vita criminale e dei suoi 17 omicidi in meno di un anno.

Sonya Caleffi – L’infermiera della morte. Serial killer atipica che agiva negli ospedali. L’anatomia di un dolore interiore trasformato in potere letale.

Ludwig – Abel e Furlan. Un’organizzazione neonazista trasformata in macchina di morte. Serial killer missionari mossi da ideologie devianti.

Michele Profeta – L’assassino delle carte da gioco. Messaggi cifrati, mitomania e voglia di dominio: uno dei criminali più enigmatici mai affrontati.

Milena Quaglini – La vedova nera. Una figura di rara complessità. Vittima o carnefice? Dietro il soprannome si cela una storia di violenza e ribellione.

Delitti di Provincia

In questa rubrica vado a scavare nei dettagli più minuti dei casi di omicidio meno conosciuti d’Italia. Tra leggende, omertà e paesaggi dimenticati, emerge la violenza invisibile delle nostre province.

I Misteri di Alleghe. Una catena di morti sospette nel cuore delle Dolomiti, archiviate come suicidi. Ma le acque del lago nascondono molto di più.

La Circe della Versilia. Magia nera, amanti, vecchi usurai e figli abbandonati: la storia di Maria Luigia Redoli è un noir che intreccia desiderio e rovina.

Il Giallo di Villa Sassone. Un duplice omicidio negli anni ’60 tra amore, eredità e bugie: un cold case tra le vigne dell’Oltrepò pavese.

Pippone di Varzi. L’ultimo impiccato della storia d’Italia: un caso controverso che ancora oggi divide la critica tra giustizia e errore giudiziario.

Alberto Scabini, il Borgia di Montù Beccaria. Avvelenò l’intera famiglia per ereditare. Un Borgia moderno tra i colli lombardi.

Puoi trovare tutte le mie rubriche e articoli sulla rivista gnōthi seautón – divulgatori seriali di conoscenza.
Se hai fame di storie vere, di misteri irrisolti e di indagini senza sensazionalismi, ti aspetto qui.

Mattia Curti
Criminologo

0 risposte

  1. Il sentimento che sorge spontaneo dopo aver letto l’articolo è un misto di tristezza e di rabbia, ma con mille sfaccettature. A volte il dolore prende forme e strade imprevedibili, tragiche, crudeli. Solo lo stile sempre impeccabile mitiga la sensazione di gelo che lascia la lettura della vicenda

  2. Una lettura coinvolgente, impreziosita da uno stile impeccabile e da un’acuta introspezione psicologica. Complimenti vivissimi al dott. Curti!

  3. Complimenti ancora una volta al dott. Curti! Un tema così triste e a volte opprimente affrontato con stile e garbo da ” sollevare il lettore” e riportarlo in un clima accettabile.

  4. Anche questa volta un caso non noto, che il Dott. Curti ha portato alla ribalta grazie alle sue ricerche a vasto raggio.
    Come sempre, l’analisi degli eventi è stata proiettata sullo sfondo socio-culturale in cui gli stessi hanno avuto luogo, mostrandoci uno spaccato dell’Italia di allora nei suoi aspetti più miseri e tragici.
    Complimenti per il lavoro svolto!

  5. Storia d’altri tempi che il Dott. Curti ha saputo riportare alla luce con grande chiarezza espositiva. Lettura interessante che stimola riflessioni e paralleli con macabri crimini della modernità. Complimenti al Dott. Curti per il continuo impegno nella ricerca di casi dimenticati dal tempo.

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