837,1 km è una poesia nata nel silenzio che segue un volo. Un volo leggero, inevitabile, che non cancella la vibrazione lasciata.
È lì che trovo il senso: nel tremore che resta, nei dettagli che risuonano, in quel legame che continua a vibrare, anche senza più un corpo da toccare.

837,1 km
voli via
farfalla
io,
fiore,
vibro ancora
le tue ali
vedo te
attraverso te
il mondo senza te
in autunno e in primavera
ti ascolto
sei eco,
e mi commuovo
4 aprile 2025
Osservazione fenomenologica di Giulia Anastasio, divulgatrice e poetessa per gnōthi sautón – divulgatori seriali di conoscenza
Questa poesia mi evoca sin dal suo titolo un’intenzione precisa dell’autore di puntare e arrivare al cuore della persona alla quale è dedicata. Infatti 837,1 km immagino che sia la distanza che separa e unisce queste due persone e con loro i loro cuori.
È la distanza che permette al poeta di veder volar via quella farfalla.
L’utilizzo della dimensione naturalistica, il fiore, la farfalla, le ali aprono in me scenari nostagici, di un vissuto dolce, leggero e intenso.
La ripetizione del termine “te” al centro della poesia assume per me un carattere forte, una volontà di accorciare questi chilometri, di avvicinarmi nella distanza; mi fa tornare a quella direzione e intenzione iniziale che mi evoca il titolo della poesia.
“In autunno e in primavera” è un’espressione che mi lascia immaginare la ciclicità di un sentire, di un dolore, di un amore che non svaniscono in fretta e con forza attraversano ogni stagione, perdurano pur mutando forma.
La poesia, nella sua conclusione, mi arriva con gran delicatezza. Mi immagino qui l’autore che nel finale del suo scrivere, si lascia andare nel fiume del suo sentire che gli riecheggia dentro: “ti ascolto sei eco, e mi commuovo” è un’espressione che immagino ognuno di noi possa rivolgere sì a un altra persona, ma soprattutto a sè stesso.