Lascia che il fiume scorra è una poesia tratta dalla sezione Inverno della raccolta dal nome Rami per le Stagioni. È stata scritta una domenica pomeriggio in cui decisi di andare a posare il mio respiro stanco in riva al fiume Bisenzio.

Fiume Bisenzio

Parla della sensazione che ebbi proprio quel pomeriggio, innanzi al suono del fiume, alla sua potenza nell’andare senza fermarsi; innanzi al suo muoversi costante.

Parla del movimento che avvenne dentro di me dopo una scelta, l’andare oltre l’immobilità della mia indecisione. Parla di rivolgere lo sguardo verso ciò che c’è e non verso ciò che manca.

Ti suggerisco di ascoltare questa musica mentre leggi la poesia

Lascia che il fiume scorra

Suona nella danza
questa furiosa tempesta
che
scorre morbida.
Bianca è
la schiuma fresca in cui traspare
la vita.
Scende cavalcando l’immobile.

Ora c’è
pace,
rifugio per questi occhi
stanchi e ricchi
di luce.

Giulia Anastasio

osservazione fenomenologica dell’editore sulla poesia “Lascia che il fiume scorra”

Mi immagino lì, in riva al fiume, con gli occhi che cercano di seguire il movimento dell’acqua ma finiscono per perdersi nei pensieri.

La prima immagine che mi colpisce è la danza della tempesta: qualcosa di potente, forse caotico, che però non urla… scorre morbida. Mi evoca una forza contenuta, una rabbia o un dolore che non esplode ma che trova una sua via, un suo modo di passare.

La frase “scende cavalcando l’immobile” mi evoca quei momenti in cui dentro di me tutto sembra fermo, bloccato, ma qualcosa – non so cosa – comincia a muoversi lo stesso. Come se anche nell’apparente staticità ci fosse un andare, un fluire sommerso. Mi fa pensare a quelle scelte difficili, rimandate, e poi improvvisamente prese senza più voltarsi indietro.

Poi arriva la pace. Non una pace finta, di quelle forzate, ma una pace che nasce dallo sfinimento e dalla resa. “Rifugio per questi occhi stanchi e ricchi di luce” mi evoca il momento in cui finalmente smetto di combattere contro ciò che sento, e semplicemente lascio che accada. Che scorra. Come fa il fiume.
Mi ricorda che a volte la vita si mostra proprio quando abbasso le difese e lascio che sia il mondo a parlare.

Questa poesia, breve e fluida, mi accoglie. Mi invita a non trattenere, a non controllare. A lasciare che il fiume, dentro e fuori di me, faccia il suo corso.

Niccolò Di Paolo, editore della rivista

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